The Odyssey di Nolan, un Ulisse col trauma della guerra
Matt Damon è un reduce tormentato più che un eroe astuto. Ritmo solido in tre ore, ma star ingombranti, costumi nordici e dèi che restano un enigma
Per la rivista Gufetto il viaggio diventa metafora del disturbo post-traumatico, con un sottotesto politico ambiguo.
Il primo cambiamento si vede subito. Il Matt Damon di Christopher Nolan non è il polýtropos omerico, l’uomo dalle mille astuzie che seduce e inganna per sopravvivere. È un comandante sopravvissuto: ha vinto a Troia, ma il ritorno lo vive schiacciato dal peso morale di ciò che ha fatto. È la stessa linea di Dunkirk e Oppenheimer, in cui il regista sostituisce l’eroe classico con una coscienza moderna tormentata. L’Odissea non racconta più la saggezza premiata dagli dèi, ma un’anima che non riesce a lasciarsi Troia alle spalle.
Volti troppo famosi
Il cast è straordinario, ma i personaggi non entrano mai del tutto nel mondo del film. Charlize Theron, nei panni di Calipso, conserva un distacco quasi da spot; Zendaya come Atena fa pensare subito a Dune. L’effetto franchise impedisce alle figure mitiche di avere un’identità propria. Anche i costumi di Ellen Mirojnick, con tessuti pesanti e colori smorzati da Nord Europa medievale, allontanano dalla Grecia dell’età del bronzo e fanno perdere al mondo omerico la sua alterità.
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Tre ore che tengono
Il film però gestisce bene la struttura a episodi del poema. Il montaggio di Jennifer Lame regge una durata di quasi tre ore con tensione costante, restituendo un viaggio logorante. La caduta di Troia e la grotta di Polifemo funzionano; Scilla delude, con effetti digitali che sembrano incompiuti, e i Lestrigoni mostrano le crepe di un realismo che non regge il soprannaturale. Nolan sembra diffidare del fantastico e preferisce mostri spezzati, nascosti tra nebbie e ombre.
Un eroe ripulito
La sceneggiatura toglie a Odisseo i suoi difetti: niente infedeltà a Penelope, niente hybris che scatena l’ira di Poseidone. Secondo la rivista Gufetto, il viaggio diventa metafora del disturbo post-traumatico. La frase secondo cui distruggere una città è come distruggere il mondo dà a Troia un tono attuale. Ma il sottotesto è ambiguo: sembra accettare la retorica delle guerre preventive, una violenza terribile ma a volte necessaria, senza metterla davvero in discussione.
Gli dèi e i personaggi rivisti
Resta irrisolto il soprannaturale: Atena pare una proiezione della mente di Odisseo, eppure Inferi, Sirene e Polifemo li vedono tutti. Il dubbio che in Inception era il cuore del film qui non porta da nessuna parte. Intanto i personaggi cambiano: Menelao è un marito brutale, Elena porta segni di abusi, Circe è amareggiata e convinta che il suo incantesimo sveli solo la natura bestiale degli uomini.







