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domenica 18 Ottobre 2026
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Spettacoli

The Odyssey di Nolan, un Ulisse col trauma della guerra

Matt Damon è un reduce tormentato più che un eroe astuto. Ritmo solido in tre ore, ma star ingombranti, costumi nordici e dèi che restano un enigma

📰Rassegna stampa
The Odyssey di Nolan, un Ulisse col trauma della guerra
Foto di repertorio · Harald Krichel · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

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Per la rivista Gufetto il viaggio diventa metafora del disturbo post-traumatico, con un sottotesto politico ambiguo.

Il primo cambiamento si vede subito. Il Matt Damon di Christopher Nolan non è il polýtropos omerico, l’uomo dalle mille astuzie che seduce e inganna per sopravvivere. È un comandante sopravvissuto: ha vinto a Troia, ma il ritorno lo vive schiacciato dal peso morale di ciò che ha fatto. È la stessa linea di Dunkirk e Oppenheimer, in cui il regista sostituisce l’eroe classico con una coscienza moderna tormentata. L’Odissea non racconta più la saggezza premiata dagli dèi, ma un’anima che non riesce a lasciarsi Troia alle spalle.

Volti troppo famosi

Il cast è straordinario, ma i personaggi non entrano mai del tutto nel mondo del film. Charlize Theron, nei panni di Calipso, conserva un distacco quasi da spot; Zendaya come Atena fa pensare subito a Dune. L’effetto franchise impedisce alle figure mitiche di avere un’identità propria. Anche i costumi di Ellen Mirojnick, con tessuti pesanti e colori smorzati da Nord Europa medievale, allontanano dalla Grecia dell’età del bronzo e fanno perdere al mondo omerico la sua alterità.

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Tre ore che tengono

Il film però gestisce bene la struttura a episodi del poema. Il montaggio di Jennifer Lame regge una durata di quasi tre ore con tensione costante, restituendo un viaggio logorante. La caduta di Troia e la grotta di Polifemo funzionano; Scilla delude, con effetti digitali che sembrano incompiuti, e i Lestrigoni mostrano le crepe di un realismo che non regge il soprannaturale. Nolan sembra diffidare del fantastico e preferisce mostri spezzati, nascosti tra nebbie e ombre.

Un eroe ripulito

La sceneggiatura toglie a Odisseo i suoi difetti: niente infedeltà a Penelope, niente hybris che scatena l’ira di Poseidone. Secondo la rivista Gufetto, il viaggio diventa metafora del disturbo post-traumatico. La frase secondo cui distruggere una città è come distruggere il mondo dà a Troia un tono attuale. Ma il sottotesto è ambiguo: sembra accettare la retorica delle guerre preventive, una violenza terribile ma a volte necessaria, senza metterla davvero in discussione.

Gli dèi e i personaggi rivisti

Resta irrisolto il soprannaturale: Atena pare una proiezione della mente di Odisseo, eppure Inferi, Sirene e Polifemo li vedono tutti. Il dubbio che in Inception era il cuore del film qui non porta da nessuna parte. Intanto i personaggi cambiano: Menelao è un marito brutale, Elena porta segni di abusi, Circe è amareggiata e convinta che il suo incantesimo sveli solo la natura bestiale degli uomini.

Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.

Fonti

  • Gufetto

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