Valvole cardiache che crescono con i bambini: la ricerca di D’Amore
Tre milioni di dollari dai National Institutes of Health per un'impalcatura che si dissolve lasciando al suo posto tessuto vivo del paziente
Un solo intervento invece di molti per i piccoli con malformazioni congenite.
Le protesi valvolari cardiache di oggi hanno tre limiti. Spesso obbligano a una terapia anticoagulante per tutta la vita, si degradano per calcificazione e, soprattutto, hanno dimensioni fisse. Quest’ultimo punto pesa sui più piccoli: i bambini nati con malformazioni cardiache devono subire più interventi man mano che crescono. Lo spiega Antonio D’Amore, bioingegnere italiano, professore all’Università di Pittsburgh e ricercatore della Fondazione Ri.MED, che ha ottenuto un finanziamento di tre milioni di dollari dai National Institutes of Health per affrontare i tre problemi insieme.
Un’impalcatura che scompare
L’idea è che la valvola artificiale faccia da impalcatura temporanea: guida la crescita del tessuto del paziente e poi si degrada da sola. Alla fine non resta un dispositivo estraneo, ma una nuova valvola fatta di tessuto vivo dello stesso paziente. Il gruppo varia in modo sistematico tre caratteristiche, spessore, porosità e rigidità, per trovare la combinazione che riduca insieme il rischio di trombosi e di calcificazione e permetta di seguire la crescita. Sono parametri ancora poco chiariti nella letteratura scientifica. È ricerca di base, ma pensata per arrivare presto alla clinica.
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Meno operazioni, meno costi
Per i pazienti pediatrici la differenza sarebbe grande. Un solo intervento al posto di molti significa meno complicazioni legate ai reinterventi, che sono più complessi e costosi del primo impianto. La qualità della vita migliorerebbe e i sistemi sanitari risparmierebbero. Per D’Amore si tratta di medicina di precisione nel senso più autentico, costruita sulle esigenze di ogni singolo paziente.
Oltre il cuore
Le conoscenze del laboratorio formano una piattaforma che si può estendere ad altri ambiti cardiaci e vascolari. Nei trapianti rispondono a un problema antico, il divario tra organi richiesti e donatori disponibili: l’ingegneria dei tessuti propone ricambi biologici che si integrano nell’organismo, invece di protesi meccaniche. Non è fantascienza: un vaso sanguigno bioingegnerizzato ha ricevuto nel 2024 l’approvazione della Food and Drug Administration, segno che queste tecnologie stanno già arrivando ai pazienti.
Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
- Università di Pittsburgh, Fondazione Ri.MED, National Institutes of Health, Food and Drug Administration
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