Buster Keaton e Come vinsi la guerra, il treno che fece la storia del muto
Vere locomotive, milletrecento comparse, nessun modellino. Un flop al botteghino diventato capolavoro
La guerra civile vista con gli occhi di un macchinista che pensa solo alla sua locomotiva e alla ragazza che ama.
Buster Keaton non voleva soltanto divertire. Aveva capito, prima di molti colleghi, che una macchina poteva essere protagonista di un racconto: una cinepresa, una nave, un proiettore, un treno. Con questa idea trasformò un episodio reale della guerra civile americana in una riflessione sull’irruzione della tecnologia nei conflitti. Lo spunto veniva da un libro di memorie del 1892, scovato dal coregista Clyde Bruckman, che raccontava un celebre inseguimento ferroviario.
Una produzione colossale
I mezzi impiegati sono rimasti leggendari: diciotto carri merci carichi di cannoni d’epoca, locomotive vere, vagoni passeggeri e circa 1.300 comparse. Il budget iniziale di 400.000 dollari lievitò fino a cifre che a Hollywood circolavano come pettegolezzo, si parlava di un milione. Keaton rifiutò i modellini: voleva la forza vera delle locomotive in corsa, anche nelle acrobazie più rischiose. Le riprese, in Oregon, furono difficili: incidenti alla troupe, problemi con il fumo nelle riserve naturali, un episodio in cui lo stesso Keaton perse conoscenza.
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La farsa come lente
La scelta narrativa era insolita. Invece del dramma o dell’epica, Keaton e Bruckman scelsero la commedia: la guerra vista da un uomo comune, il macchinista Johnny Gray, impassibile e più interessato alla sua locomotiva, The General, e alla sua fidanzata che alle ideologie. Attraverso di lui emergeva l’assurdità del conflitto.
Il tempo sbagliato
Il pubblico non rispose subito. Il cinema stava per scoprire il sonoro, che sarebbe arrivato con il primo film parlato l’anno seguente, e il muto sembrava già destinato al passato. Nonostante il costo enorme, il film non rientrò delle spese. Ma non segnò l’inizio del declino di Keaton, che arrivò più tardi, quando perse il controllo creativo del suo lavoro.
La rivincita
Col tempo il cinema muto fu riscoperto per il suo ruolo decisivo nella nascita del linguaggio filmico, e il film venne rivalutato. La breve apparizione di Keaton in Viale del tramonto, nel 1950, tra le vecchie glorie del muto, suggellò una consacrazione arrivata a posteriori.







