Idrija, la città slovena nata da una goccia di mercurio
Una miniera di cinque secoli, un castello amministrativo, il merletto a tombolo e gli žlikrofi: tre riconoscimenti Unesco e un ricordo di Pasolini
Nel 1490 un artigiano trovò argento vivo in un ruscello e cambiò per sempre il destino di un villaggio.
Nel 1490 un artigiano del posto trovò per caso del mercurio in un ruscello. Quella sostanza, allora detta argento vivo, trasformò un villaggio agricolo della Slovenia in un polo industriale europeo e ne segnò l’economia per cinque secoli. Sul luogo della scoperta sorge la Chiesa della Santissima Trinità, punto di partenza di quella che diventò la seconda miniera di mercurio più grande del mondo.
Un castello per la miniera
Il Castello di Gewerkenegg è un caso unico: non una residenza nobiliare ma una fortezza mineraria. Dal Cinquecento al secondo dopoguerra è stato il centro amministrativo delle attività estrattive, con cantine in cui il mercurio veniva custodito prima di partire per il mondo. Oggi ospita il Museo Civico. Al secondo piano, nella sezione dedicata al merletto, si trova la cosiddetta tovaglia di Jovanka: 1,8 per 3 metri interamente a tombolo, con 24 tovaglioli di lino, preparata per la moglie di Tito e mai consegnata.
Pubblicità
Il filo e il raviolo
La Scuola di Merletto, attiva dal 1876 intorno alla piazza Mestni trg, è il cuore della tecnica del tombolo di Idrija, iscritta dall’Unesco nel patrimonio immateriale. Non si limita a conservare: porta l’artigianato antico nel design e nella moda. A tavola regnano gli žlikrofi, ravioli a mezzaluna fatti a mano con patate, cipolla, lardo speziato, erba cipollina e maggiorana. La leggenda vuole che la forma richiami il bicorno di Napoleone. Dal 2010 sono specialità tradizionale garantita dell’Unione europea, e un festival annuale ne fa assaggiare decine di varianti.
Settecento chilometri sotto terra
Nei secoli la miniera ha formato un reticolo di circa 700 chilometri di gallerie, collegate da scale di legno, fino a 400 metri di profondità. Si visita in parte e sempre con una guida, entrando dalla galleria di Antonio. Il percorso racconta la vita dei minatori, con la cappella dei patroni Santa Barbara e Sant’Acacio. In superficie c’è la Kamšt, una ruota di legno di 13,6 metri usata dal XVI secolo per pompare l’acqua.
L’anno di Pasolini
Pier Paolo Pasolini visse a Idrija da bambino, tra il 1930 e il 1931, quando il padre vi prestava servizio come ufficiale. Ne conservò un ricordo affettuoso in alcuni versi della raccolta Via degli Amori.
Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
- Unesco, Unione europea
Pubblicità







