Dinosauri, altro che bestioni solitari: erano animali sociali
TAC, paleoneurologia e studio delle impronte ricostruiscono sensi, comunicazione e cure parentali di rettili scomparsi 66 milioni di anni fa
Uova disposte con cura, piccoli accuditi a lungo, giovani guidati dagli adulti: la vita di gruppo scritta nei fossili.
I musei di tutto il mondo custodiscono un archivio immenso: ossa, scheletri più o meno completi, nidi con uova fossili, impronte impresse nella roccia. Da qui i paleontologi hanno descritto circa 1.300 specie di dinosauri, e migliaia restano da identificare. Questi rettili comparvero circa 250 milioni di anni fa, nel Mesozoico, quando le terre emerse formavano un solo continente, la Pangea, e sparirono circa 66 milioni di anni fa. Per capire come vivessero non bastano i fossili: servono i confronti con i loro discendenti, gli uccelli, e con parenti come coccodrilli e tartarughe.
Nuovi strumenti
L’icnologia, che studia le tracce, la tafonomia, che indaga i processi di fossilizzazione, e la paleoecologia hanno cambiato il modo di leggere i dati. La TAC permette di esplorare l’interno dei crani senza danneggiarli, e la paleoneurologia ha trovato somiglianze sorprendenti tra il cervello dei dinosauri e quello degli uccelli. Restano però dei limiti: il quoziente di encefalizzazione dà solo indicazioni parziali, perché il rapporto tra cervello e corpo è difficile da calcolare quando la massa corporea stessa è incerta.
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Come sentivano il mondo
Le impronte lasciate dagli organi di senso sulle ossa del cranio raccontano la loro percezione. Olfatto e gusto captavano molecole nell’aria e nel cibo; tatto e udito garantivano sensibilità meccanica; altri recettori rilevavano le variazioni di temperatura. Le squame sensoriali sulla pelle fanno pensare a una sensibilità molto sviluppata. L’analisi dell’osso ioide ha permesso di ipotizzare che emettessero suoni per comunicare, come fanno oggi i coccodrilli.
Famiglie e branchi
I nidi mostrano uova deposte con ordine, in modo che le prime a schiudersi non intralciassero le altre: un comportamento consapevole. I piccoli restavano a lungo nel nido, dipendenti dalle cure dei genitori. Le impronte nei sedimenti molli rivelano spostamenti di gruppo, con giovani guidati dagli adulti, forse alla conquista di nuovi territori. Non ottusi solitari a sangue freddo, dunque, ma animali sociali con capacità cognitive notevoli, pur con i limiti imposti dalla mole.
Le domande aperte
Tecnologie più raffinate potrebbero dire di più su genetica ed evoluzione, anche se recuperare DNA così antico resta improbabile. La sfida è mettere in sistema tracce sparse in tutto il mondo.







