Harry Kipper, il ciclista mai esistito che ingannò i giornali
Nel 1995 Luther Blissett inventò la sua scomparsa in Friuli. Il fotografo Solomita torna su quei luoghi per indagare il confine tra vero e verosimile
Le foto usano il linguaggio del documento senza documentare nulla: è lì che si apre la domanda.
Nel gennaio 1995 i media italiani rilanciano una notizia: un cicloturista inglese, Harry Kipper, è scomparso in Friuli. Stava percorrendo un itinerario insolito, che disegnava sulla mappa la parola ART, e le sue tracce si perdevano al confine con la Slovenia. Giornali locali e nazionali raccolgono testimonianze e formulano ipotesi; se ne occupa perfino la televisione. Poi arriva la verità: Harry Kipper non è mai esistito. Lo aveva inventato il collettivo Luther Blissett, per vedere come il sistema dell’informazione tratta una storia costruita a tavolino, con quale rapidità la diffonde e quanto facilmente la accetta come fatto.
Non una ricostruzione
Il fotografo Solomita non torna su quella vicenda per ricostruirla nei dettagli. Usa il Friuli come territorio in cui osservare come una finzione possa attecchire nella realtà, diventando credibile non perché nessuno controlla, ma perché si accorda bene con il contesto in cui circola. Secondo la rivista EyesOpen!, il cuore del progetto è proprio questo: mostrare come la verosimiglianza riesca a scavalcare la verifica.
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Il codice della prova
Le persone fotografate non testimoniano nulla, il paesaggio è indifferente alla differenza tra vero e falso. Le immagini adottano di proposito i codici della fotografia documentaria, quella credibilità visiva che associamo alla prova, ma non producono alcun documento. È una scelta radicale che espone un paradosso del mezzo: la fotografia vive fin dalle origini su un confine indeterminato, e qui non distingue tra reperto e invenzione. Quell’incertezza, invece di essere un limite, diventa l’oggetto stesso dell’indagine.
Il passato come lente
Solomita guarda al presente attraverso uno scarto temporale. Tornare al 1995 gli permette di riconoscere i meccanismi con cui si costruisce il credibile, gli stessi che agiscono oggi. Il Friuli diventa un laboratorio per osservare come le storie attraversano i territori, guadagnano plausibilità, si diffondono e poi svaniscono senza lasciare traccia.







