Ceuta, la sentenza travisata che ha acceso la crisi dei migranti
Per tre settimane i social hanno diffuso l'idea di una frontiera aperta. Trafficanti, estrema destra e reti russe hanno sfruttato la stessa bugia
La Corte Suprema non aveva cambiato le regole sull'immigrazione, ma il messaggio virale diceva il contrario.
Tutto parte da una decisione della Corte Suprema spagnola del 29 giugno che vietava i rimpatri immediati di chi arrivava via mare a Ceuta e Melilla. Non significava via libera: secondo la legge, la procedura di rimpatrio doveva comunque concludersi entro 72 ore. Eppure versioni distorte della sentenza hanno circolato per quasi tre settimane su Facebook, Instagram, WhatsApp, TikTok e Telegram, con messaggi che descrivevano Ceuta come una porta ormai spalancata. In realtà il tribunale non aveva toccato né le norme sull’immigrazione né i respingimenti alla frontiera.
La disperazione come leva
Secondo fonti citate dal New York Times, la falsa notizia ha fatto presa sulla profonda disperazione di molti in Marocco, in cerca di un’occasione economica. I trafficanti di esseri umani ne hanno approfittato: usavano Facebook per reclutare e WhatsApp per organizzare la logistica dei passaggi.
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Video falsi e reti straniere
La disinformazione non ha coinvolto solo i migranti. Gruppi di estrema destra hanno fatto girare video generati con l’intelligenza artificiale che mostravano folle sopraffare le forze dell’ordine, a conferma della loro narrazione, ripetuta da decenni, di un’invasione. Nello stesso periodo, secondo l’analisi del gruppo anti-disinformazione 411, account legati a campagne russe hanno diffuso altri contenuti destabilizzanti rivolti all’Europa.
Una minaccia che resta
Il caso dimostra come le piattaforme digitali possano alimentare nello stesso momento il reclutamento criminale, false speranze e tensioni politiche internazionali. Anche a distanza di tempo le autorità spagnole continuavano a monitorare i social per prevenire nuovi tentativi di ingresso coordinati online, e i servizi di sicurezza giudicavano credibili gli appelli a nuovi passaggi di massa lanciati sugli stessi canali. La disinformazione organizzata, conclude l’analisi, è ormai un problema strutturale.
Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
- New York Times, Corte Suprema spagnola, 411
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