Riparo Dalmeri, gli stambecchi raccontano 13mila anni di Alpi
Nel sito trentino a 1.240 metri lo stambecco è fino al 93 per cento dei resti animali. DNA antico e isotopi mostrano una popolazione stabile, crollata solo in età moderna
Non furono i cacciatori del Paleolitico a mettere in crisi la specie, ma la caccia tra XVI e XVIII secolo.
In territorio trentino e a 1.240 metri di quota, si apre il Riparo Dalmeri, un riparo sotto roccia frequentato tra 13.400 e 11.500 anni fa, quando il clima si scaldava e i gruppi umani tornavano in quota dopo le fasi più fredde. Chi vi si fermava aveva un obiettivo preciso: cacciare ungulati. Lo stambecco rappresenta tra l’80 e il 93 per cento dei resti animali in ogni fase di occupazione. La specie compare in molti altri siti dell’Italia settentrionale, ma una concentrazione così alta fa del riparo un laboratorio ideale per capire come la caccia abbia interagito con l’ambiente.
Denti come archivi del clima
Il gruppo di ricerca ha unito più metodi. Le datazioni al radiocarbonio eseguite direttamente sui denti degli animali hanno affinato la cronologia; gli isotopi hanno rivelato dieta e spostamenti. I denti si sono rivelati veri registri del clima della montagna paleolitica. Il DNA antico, insieme allo studio delle proteine dello smalto, ha permesso di stabilire il sesso degli individui e la struttura genetica del branco, dopo verifiche accurate sulla qualità di un materiale spesso degradato.
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Un ramo a sé
L’analisi filogenetica conferma lo stambecco alpino come gruppo geneticamente coerente, separatosi dalle specie affini circa 37.550 anni fa. La popolazione del Riparo Dalmeri costituisce un ramo distinto, forse un nucleo relitto rimasto isolato durante l’Ultimo Massimo Glaciale. Le stime sulla dimensione storica della popolazione indicano una sostanziale stabilità, nonostante la pressione dei cacciatori del Tardo Pleistocene.
Il vero crollo
La crisi arrivò molto più tardi. Tra il XVI e il XVIII secolo la caccia intensiva ridusse drasticamente numeri e variabilità genetica e portò la specie vicino all’estinzione. A salvarla fu un piccolo nucleo sopravvissuto in quello che oggi è il Parco Nazionale del Gran Paradiso. La lezione del Riparo Dalmeri è che la caccia preistorica, per quanto specializzata, non bastò a mettere in pericolo l’animale simbolo delle Alpi.
Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
- Studio scientifico sul Riparo Dalmeri
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