Stroheim, il regista che ricostruì Monte Carlo e perse il suo film
Un anno di riprese, un cartellone a Broadway con il conto delle spese, tagli di Thalberg e dei censori. Il restauro del 1995 ne ha recuperato una parte
Uno sguardo feroce e ironico sul denaro e sulla corruzione, che non salvava nessuna classe sociale.
Quando Carl Laemmle, alla guida della Universal, gli affidò un nuovo film, Erich von Stroheim rispose con un progetto che andava ben oltre i calcoli dello studio. Le riprese durarono quasi un anno e i costi salirono a cifre allora impensabili. Il regista volle ricostruire in scala reale interi pezzi di Monte Carlo, dalla piazza centrale al Casinò al Café de Paris, perché rifiutava le scorciatoie della scenografia. L’idea, secondo la rivista, era un grande romanzo per immagini sull’Europa decadente del primo dopoguerra, che svelasse anche gli stessi inganni su cui si reggeva Hollywood.
Il prezzo in vetrina
La Universal trasformò lo spreco in pubblicità: a Broadway comparve un cartellone gigante con il nome del regista scritto con il simbolo del dollaro e il bilancio della produzione aggiornato di continuo. Nacque così la sua fama di cineasta più costoso di sempre. Il nodo vero era il metodo: Stroheim girava chilometri di pellicola e ripeteva le scene all’infinito, finché gli sequestrarono le cineprese. Il film immaginato, otto ore in due parti, fu bocciato da uno studio ancora scottato dal fiasco di Intolerance. Un terzo del girato sparì prima della prima di New York; poi il giovane Irving Thalberg dimezzò ancora la durata ed eliminò tutte le didascalie scritte dal regista. Per ultimi arrivarono i censori, che non sopportavano il cinismo dell’opera.
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Predatori sulla scogliera
A scandalizzare era l’assenza di sentimentalismo. Il conte Karamzin, interpretato dallo stesso Stroheim, e le sue due finte principesse si muovono da Villa Amorosa, isolata su una scogliera, come predatori che sorvegliano la città. Il regista alterna naturalismo, nella descrizione minuziosa degli ambienti e del denaro come forza che corrompe, e stilizzazione espressionista nelle luci e in una recitazione a tratti allucinata. Nessun ceto si salva, e lo spettatore è tenuto a distanza.
Il recupero
Per oltre quarant’anni si videro solo sette rulli mutilati, novanta minuti in tutto. Nel 1995 l’American Film Institute ha recuperato frammenti da vari archivi, riportando il film a circa 144 minuti con le didascalie originali. Nonostante la critica ostile, all’epoca fu un successo e ripagò la Universal.
Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
- American Film Institute, Universal
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