Città spugna, l’idea di imitare la natura per non finire sott’acqua
Asfalto e cemento impediscono al terreno di bere. Giardini della pioggia, piazze allagabili e alberi trattati come infrastrutture possono cambiare le cose
Contro nubifragi sempre più violenti, la risposta non è un'opera miracolosa ma un modo diverso di progettare.
Il guaio non è la pioggia, ma il modo in cui le città la ricevono. Asfalto, cemento e superfici impermeabili sigillano il suolo e gli tolgono la capacità di assorbire. L’acqua scorre in superficie, si raccoglie nei punti più bassi e manda in crisi fognature costruite per un clima che non esiste più. L’Italia, già fragile per il dissesto idrogeologico, il consumo di suolo e un’urbanizzazione disordinata, soffre non solo le grandi alluvioni ma anche i temporali localizzati che allagano strade e quartieri.
Un clima più estremo
Il riscaldamento globale peggiora il quadro: lunghe siccità si alternano a piogge brevi e violentissime. Secondo l’IPCC, frequenza e intensità degli eventi estremi sono cresciute in molte regioni, probabilmente anche per l’azione umana. Un’atmosfera più calda trattiene più vapore e prepara rovesci sempre più intensi.
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Cosa vuol dire città spugna
Il modello della città spugna non promette miracoli ma funziona. Si tratta di progettare gli spazi urbani come ecosistemi: trattenere l’acqua, farla assorbire e rilasciarla lentamente grazie a suoli permeabili, verde diffuso e infrastrutture che assecondano i processi naturali. In Europa sono già in uso pavimentazioni drenanti per marciapiedi e parcheggi, giardini della pioggia (piccole aree ribassate che filtrano l’acqua), tetti e pareti verdi, vasche di laminazione e piazze allagabili. Alberi, filari e parchi diventano infrastruttura vera: migliorano il terreno, intercettano la pioggia, riducono le isole di calore e l’erosione.
I vantaggi a catena
Meno suolo sigillato significa meno allagamenti, falde che si ricaricano, acqua piovana da conservare per irrigare o lavare le strade. Più vegetazione abbassa le temperature nelle ondate di calore, e i sistemi naturali di drenaggio trattengono metalli pesanti e inquinanti prima che raggiungano fiumi e laghi. Secondo Wise Society, l’acqua raccolta può servire a irrigare il verde pubblico e ad altri usi non potabili.
Non una moda
Per un Paese esposto come il nostro, ripensare il rapporto tra città e ciclo dell’acqua è una questione di sicurezza e di adattamento, oltre che di qualità della vita.







