L’orologio di Chioggia, sei secoli di ruote dentate in una torre
Documentato dal 1386, forse legato alla scuola dei Dondi, ha scandito le ore della città fino agli anni Settanta. La sua rarità è stata scoperta solo nel Duemila
Una riparazione a coda di rondine del Quattrocento e la previsione di un orologiaio rivelatasi troppo prudente.
Nel febbraio del 1386 il Consiglio di Chioggia mise a bilancio una spesa per la manutenzione di un «orologium». Poche settimane dopo la cura del congegno fu affidata a Pietro Boça. Non è l’atto di nascita dell’orologio, ma la prima prova certa che funzionava già: i decenni precedenti sono muti, e il meccanismo potrebbe essere ancora più vecchio.
Due case in sei secoli
Per oltre quattrocento anni l’orologio rimase sul Palazzo Pretorio, sede del governo cittadino. Un incendio nel 1817 costrinse a trasferirlo sulla Torre di Sant’Andrea, che oggi tutti considerano la sua sede naturale e che invece è soltanto la seconda.
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L’ombra dei Dondi
Chioggia è la patria di Jacopo Dondi e del figlio Giovanni, astronomi e costruttori di macchine. Jacopo realizzò un celebre orologio astronomico a Padova, Giovanni progettò l’Astrario, capace di riprodurre il moto dei corpi celesti. Le caratteristiche tecniche del meccanismo chioggiotto sono coerenti con la loro scuola, ma mancano firme e documenti: l’attribuzione resta plausibile, un’ipotesi che secondo la rivista Sgaialand aggiunge fascino alla storia.
Cento anni, anzi di più
All’inizio del Quattrocento il veneziano Maestro Paolo sostituì quattro denti della grande Ruota Magistra con un innesto a coda di rondine ancora visibile. L’orologiaio dell’epoca pronosticò altri cento anni di servizio: fu ottimista per difetto, perché il congegno, modificato più volte, lavorò fino agli anni Settanta del Novecento. Il quadrante, in pietra d’Istria con un sole dorato da cui parte la lancetta, segue l’ora italica a ventiquattro ore; nel 1557 passò al sistema dodici più dodici, poi arrivarono il pendolo e altre innovazioni. Oggi lancette e rintocchi sono azionati elettricamente.
Una scoperta recente
Per generazioni i chioggiotti non seppero di avere una rarità mondiale. A capirlo, nei primi anni Duemila, fu lo storico locale Aldo Bullo, che coinvolse la storica dell’orologeria Marisa Addomine e il professor Ettore Pennestrì di Tor Vergata. I documenti comunali permisero una ricostruzione dal 1386 in poi, presentata nel novembre 2005. Oggi la torre ospita un museo su otto piani dedicato alla città, al meccanismo e ai Dondi.
Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
- Sgaialand, Università di Roma Tor Vergata
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