Dopo il Vesuvio, la vita continuò: Pompei abitata fino al Rinascimento
Gli scavi nell'Insula Meridionalis documentano forni, macine e focolari ricavati tra le rovine, dal Tardo Antico fino al XV-XVI secolo
Una cisterna romana trasformata in forno, una moneta di Valente, un fuso d'osso: le tracce di chi tornò a vivere tra le macerie.
L’eruzione del 79 d.C. non chiuse per sempre la storia di Pompei. Il Parco Archeologico, nell’ambito dei lavori di consolidamento dell’Insula Meridionalis, ha documentato una frequentazione che prosegue almeno fino al V secolo e che, a sorpresa, arriva al Rinascimento. I risultati, pubblicati nel 2026 sull’e-Journal degli Scavi, non raccontano marmi e affreschi ma una presenza umana fatta di gesti quotidiani: accendere il fuoco, cuocere il pane, macinare il grano.
Le macerie come cava
Nell’ambiente 65 degli Horrea le buche di palo rivelano strutture in legno costruite tra la fine del I e il II secolo. Per chi viveva lì, la città sepolta era anzitutto un deposito di materiali: blocchi, pietre e pezzi architettonici da recuperare e riusare. Gli archeologi distinguono almeno due fasi di questo ciclo di spoglio, una tra I e III secolo e una tra IV e V.
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Una domus diventata laboratorio
Nella Casa dei Mosaici Geometrici le stanze di rappresentanza persero la loro funzione. Con materiali di recupero furono realizzati piani di cottura, forni da pane, macine e strutture lignee forse usate come magazzini. Nell’ambiente 28 una struttura verticale doveva reggere solai o tetti oggi scomparsi. Nell’ambiente 17 il pavimento in cocciopesto fu rotto per far posto a nuovi muri e a un bancone con focolare semicircolare in laterizi; ceramica africana del IV secolo e una moneta dell’imperatore Valente (364-378) datano la fase, mentre un fuso in osso parla di filatura domestica.
Il forno nella cisterna
Il ritrovamento più eloquente viene dall’ambiente III: una cisterna romana, ormai inutilizzata, fu trasformata in un piccolo forno con camera di cottura circolare, in uso tra III e V secolo. Accanto, tre focolari e un secondo forno scavato nel terreno. Un follis di Costantino II del 326 fissa la cronologia, e una macina in pietra lavica conferma la lavorazione dei cereali.
Mille anni dopo
Nell’area tra il Tempio di Venere e la Casa di Championnet sono emerse, in via preliminare, tracce del XV-XVI secolo: muri impostati direttamente sui lapilli e sulla cenere del 79, livellati per rendere gli spazi utilizzabili. Lo strato dell’eruzione diventa così il pavimento di una nuova vita.
Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
- Parco Archeologico di Pompei, e-Journal degli Scavi di Pompei
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