Chi parla davvero sui social? Dal soft power alle operazioni occulte di Stati e aziende
Le campagne russe in Africa e America Latina, i profili fittizi del CENTCOM, Team Jorge, Voyager Labs, Cambridge Analytica e il Pegasus Project
Il confine tra influenza trasparente e inganno passa per l'identità di chi comunica. Oggi bisogna chiedersi chi ha creato una notizia e perché arriva a noi.
Finanziare ricerca, cultura e associazioni per diffondere i propri valori è una forma di soft power ammessa e tracciabile: programmi pagati apertamente dai governi, alla luce del sole. Il paradigma cambia quando Stati e aziende rovesciano il meccanismo: nascondono la provenienza dei messaggi, creano identità false e simulano movimenti dal basso che non esistono.
Mosca e Washington
Secondo Forbidden Stories, un’entità russa ha speso milioni di euro in dieci mesi per finanziare media, giornalisti e campagne filorusse in Africa e America Latina, con l’obiettivo dichiarato di contrastare l’influenza occidentale. Nello stesso tempo gli Stati Uniti hanno gestito centinaia di profili fittizi attraverso il CENTCOM per contrastare la propaganda jihadista. Gli scopi dichiarati erano diversi, lo strumento lo stesso: l’inganno sull’identità di chi parla.
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Identità finte e profilazione
Aziende private come l’israeliana Team Jorge hanno mostrato di saper gestire migliaia di avatar e alterare il circuito dell’informazione. Società di analisi dati come Voyager Labs forniscono la materia prima, ricostruendo reti di relazioni e comportamenti dai dati social: Meta l’ha accusata per oltre 38.000 account artificiali e 600.000 utenti monitorati. Il punto di svolta era stato Cambridge Analytica: i dati di milioni di utenti Facebook ottenuti in modo improprio servirono a segmentare il pubblico e inviare messaggi su misura in base al profilo politico. Quanto abbia davvero cambiato i risultati elettorali resta discusso.
Dentro il telefono
Il Pegasus Project ha mostrato un livello ulteriore: non convincere una persona, ma entrare nel suo telefono. Una fuga di dati nel 2021 rivelò oltre 50.000 numeri possibilmente selezionati come bersagli da clienti governativi del software Pegasus, prodotto da un’azienda israeliana, e analisi forensi confermarono infezioni su diversi telefoni. Il Marocco è stato associato a un uso sistematico contro oppositori e personalità straniere; Rabat ha negato l’acquisto e non c’è una sentenza definitiva sull’intera vicenda.
Le domande da farsi
Oggi l’informazione nasce dall’intreccio di soft power trasparente, pubblicità politica, profilazione, sorveglianza e operazioni occulte. Non basta chiedersi se una notizia è vera: bisogna chiedersi chi l’ha creata, chi la paga, perché compare nel nostro feed e quali dati sono stati usati per mandarla a noi. Come osserva una ricerca del 2026, sui social possiamo incontrare una persona reale, un bot, un agente, un consulente politico o un algoritmo, e spesso parlano con la stessa voce.
Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
- Forbidden Stories, Meta, Pegasus Project
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