Ella Maillart, dalla vela olimpica alle steppe dell’Asia
Velista ai Giochi di Parigi 1924, sciatrice ai primi Mondiali, fondatrice di un club di hockey femminile: poi reporter e fotografa. A Losanna la mostra Photographic Encounters
La formazione atletica fu la base del suo modo di viaggiare e documentare: avvicinarsi alle persone, testimoniare un continente che cambiava.
Prima di diventare una delle grandi viaggiatrici del Novecento, Ella Maillart (1903-1997) fu una sportiva di primo piano. Rappresentò la Svizzera nella vela alle Olimpiadi di Parigi del 1924, partecipò ai primi campionati mondiali di sci alpino tra il 1931 e il 1934 e fondò a Ginevra uno dei primi club di hockey su prato femminile. Questa formazione atletica fu il terreno su cui costruì il suo modo di fare reportage: si considerava prima di tutto una reporter, chiamata a testimoniare la realtà con più linguaggi. Il viaggio era per lei una ricerca fisica e spirituale, un modo per capire il mondo e se stessa.
La fotografia come incontro
Fotografa autodidatta, non usò mai l’obiettivo per osservare da lontano. La sua passione nasceva dai racconti di esploratori come Marco Polo e Alexandra David-Néel, che avevano nutrito fin da ragazza la sua vocazione nomade. Sul campo sceglieva inquadrature frontali e ravvicinate, cercando un contatto diretto con le persone: la macchina fotografica diventava un modo per avviare un dialogo e conquistare fiducia. Un tratto distintivo del suo lavoro è il ritratto delle donne come protagoniste attive della vita sociale, domestica, artigianale e professionale, frutto della curiosità antropologica e della consapevolezza di essere una donna occidentale in regioni dove le europee arrivavano raramente.
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L’Asia in trasformazione
L’interesse per l’Asia nacque con il primo grande viaggio in Unione Sovietica nel 1930: sei mesi tra Mosca e il Caucaso, dove scoprì le comunità nomadi. Il libro che ne trasse ebbe successo e le mostrò che poteva vivere raccontando i suoi viaggi. Nel 1932 attraversò il Turkestan, poi l’Asia orientale, attratta da stili di vita nomadi che sentiva più vicini alla natura dell’Europa industriale. Non era solo fascino esotico: fu testimone della sovietizzazione dell’Asia centrale, della trasformazione politica della Cina e dell’occupazione giapponese della Manciuria, consapevole di documentare un momento decisivo.
Parole e immagini
Per Maillart scrittura e fotografia erano complementari: le immagini mostravano persone e paesaggi, i testi davano contesto e riflessioni. È proprio questo dialogo che vuole evidenziare la mostra Ella Maillart. Photographic Encounters, allestita nel 2026 al Photo Élysée di Losanna.







