Intelligenza o istinto? Il dibattito sull’IA ripete il dubbio di un romanzo di fantascienza
Fata Morgana Web parte da Bellezza di Green, dove un filosofo non riesce a decidere se gli alieni pensino, per criticare il dualismo con cui guardiamo i modelli linguistici
Walter Quattrociocchi conia il termine epistemia: non sappiamo se la macchina capisca, ma sappiamo che noi capiamo meno quando la usiamo.
Nel romanzo Bellezza, un «protettore» filosofico di nome Allan Odegaard osserva forme di vita aliene sul pianeta Zwergwelt. Non riesce a decidere: quegli esseri mostrano un repertorio vastissimo di risposte, ma nessun gesto prova senza dubbio che siano intelligenti, perché potrebbe sempre trattarsi di risposte istintive complesse. Il dubbio interessa meno per gli alieni che per il modo di ragionare del personaggio. Odegaard accetta senza discuterlo un dualismo rigido: da una parte l’intelligenza, dall’altra l’istinto. Non si chiede se quella distinzione abbia senso.
Un giudice, non un filosofo
Secondo la rivista Fata Morgana Web, un vero filosofo farebbe l’opposto: metterebbe in discussione i dualismi che imprigionano il pensiero, invece di cercare altri dati per risolvere il dubbio. Odegaard raccoglie prove, le pesa, e decide che gli alieni sono intelligenti e quindi da proteggere. Si comporta da giudice. L’autore, Green, ex ingegnere militare, gli contrappone una fazione di «neo-romani» per cui conta solo l’interesse umano e il resto è sacrificabile.
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La stessa domanda, mezzo secolo dopo
Oggi la domanda torna ogni giorno davanti ai modelli linguistici: intelligenza vera o simulazione? La struttura è identica, cambiano solo le parole. Un LLM produce risposte basate su un enorme repertorio di schemi testuali, e non sappiamo se sia comprensione o risposta istintiva complessa. Per Fata Morgana Web siamo intrappolati nello stesso schema di cinquant’anni fa.
La tabella di Quattrociocchi
Walter Quattrociocchi, ricercatore alla Sapienza, ha proposto su Le Scienze ad agosto 2026 una tabella che mette a confronto giudizio umano e artificiale. Da un lato il corpo: input sensoriale, memoria incarnata, emozioni, intuizioni. Dall’altro il calcolo: input testuale, inferenza statistica tramite reti neurali, previsione probabilistica della parola successiva senza valori né obiettivi propri. Una contrapposizione chiara, ma che secondo la rivista non risolve il problema: accettare quel dualismo significa restringere il dibattito a categorie già decise.
L’illusione di sapere
Lo stesso Quattrociocchi ha coniato un termine utile: epistemia, la confortevole illusione di conoscenza prodotta dal dialogo con l’IA generativa, in cui la plausibilità di un discorso fluido e coerente prende il posto dello sforzo cognitivo. È una diagnosi lucida del disagio di oggi: non sappiamo se il sistema comprenda, ma sappiamo che noi comprendiamo meno quando lo usiamo.
Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
- Fata Morgana Web, Le Scienze, Sapienza Università di Roma
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