Rothko e il dovere di riparare il mondo, secondo Annie Cohen-Solal
Dalla fuga dalla Lettonia ai Seagram Murals ritirati dal Four Seasons, fino alla Rothko Chapel di Houston: una biografia che cerca radici talmudiche in un artista ateo
Una cappella voluta da una protestante convertita, dipinta da un ebreo e oggi guidata da un presidente musulmano.
Intorno al 1913 la famiglia di Mark Rothko lascia la Lettonia, in fuga dai pogrom, per cercare una nuova vita negli Stati Uniti. La biografia di Annie Cohen-Solal dedica grande attenzione a questo primo capitolo: il giovane emigrato tra lavori saltuari, letture da autodidatta e un atteggiamento polemico verso le accademie. Il contesto sociale e culturale è il cuore della ricerca. Tensioni di classe, difficoltà economiche e rifiuto del consumismo americano formano la sensibilità di un ragazzo che conosceva le esperienze culturali migliori del suo tempo.
Una lettura controversa
L’aspetto più discusso del libro riguarda il legame tra gli insegnamenti del Talmud e l’opera. Rothko si dichiarava ateo e la sua indifferenza per la religione è documentata. Eppure Cohen-Solal vede una continuità con l’etica della mitzvah, l’obbligo morale, e con l’idea di «riparare il mondo» come responsabilità verso gli altri, principio centrale nella scuola Talmud Torah. In questa luce le scelte dell’artista diventano atti con un’intenzione etica, non solo ricerche formali.
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I murales ritirati
Lo dimostrerebbero i Seagram Murals. Rothko li ritirò dal ristorante Four Seasons quando capì che le sue opere rischiavano di diventare decorazione per una clientela ricca. Una preoccupazione morale che entrava nelle decisioni professionali.
Uno spazio che assorbe
Dalle prove surrealiste e mitologiche fino all’astrazione, il percorso di Rothko punta a creare uno spazio mentale capace di assorbire completamente chi guarda: formati monumentali, bordi sfrangiati dei rettangoli, colore come veicolo di emozione. Una dimensione contemplativa, vicina al mistico senza riferimenti religiosi espliciti. Ma, come osserva il figlio Christopher, se l’opera ha bisogno di uno spazio intimo, quasi una cappella, allora una mostra di successo finisce per tradire le intenzioni dell’artista.
La cappella
Quella ricerca culminò nella Rothko Chapel di Houston, commissionata da Dominique de Menil. È uno spazio interconfessionale: voluto da una protestante convertita al cattolicesimo, realizzato da un artista ebreo, oggi guidato da un presidente musulmano. Per Cohen-Solal è la realizzazione concreta del proposito di riparare il mondo. I dipinti finali, scuri e austeri, aprono una riflessione sugli ultimi anni difficili dell’artista, che la biografia lascia però in gran parte fuori dal suo perimetro.







