Sophie Blanchard, l’aeronauta di Napoleone atterrata tra i contadini di Montebruno
Partita da Milano il 15 agosto 1811 per celebrare il figlio dell'imperatore, finì nei boschi della Val Trebbia. C'è chi pensò alla Madonna
Dopo la morte del marito continuò a volare e divenne Ministro dei palloni. Lo storico Giovanni Ferrero ha ritrovato i verbali negli archivi di Genova.
Marie Madeleine Sophie Armant nasce nel 1778 vicino a La Rochelle, in una Francia alla vigilia della rivoluzione. La svolta della sua vita arriva con il matrimonio con Jean-Pierre Blanchard, molto più anziano di lei e già celebre per le sue imprese in pallone. Quando gli affari del marito entrano in crisi, la coppia ha un’idea: fare di Sophie non una semplice passeggera, ma un’aeronauta completa, capace di capire meccanica, meteorologia e i principi del volo. Dal 1806 vola da sola, gestendo corde e gas che tengono in aria la navicella.
Vedova e pilota dell’impero
Nel 1809 Blanchard muore cadendo da un pallone. Contro ogni previsione, la carriera di Sophie non si ferma, anzi accelera. Attira l’attenzione di Napoleone Bonaparte, che le conferisce il titolo onorifico di Ministro dei palloni, e compie voli dimostrativi davanti a lui. Nel 1811 l’imperatore vuole festeggiare a Milano la nascita del figlio legittimo, e Sophie decide di partire in volo dalla capitale del Regno d’Italia.
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Un pallone sull’Appennino
Il 15 agosto 1811 l’aerostato si alza da Milano. Il vento imprevisto la spinge verso sud, verso l’Appennino ligure, e lei deve manovrare per non finire in mare. Il viaggio termina nei boschi di Montebruno, in Val Trebbia, nell’entroterra genovese.
Un miracolo del cielo
Quello che accadde dopo fu messo nero su bianco dalle autorità locali nei rapporti inviati al prefetto francese Marc Antoine Bourdon de Vatry. I contadini che trovarono il pallone non sapevano che cosa fosse. Secondo i verbali, alcuni credettero di avere davanti un miracolo del cielo, altri addirittura la Vergine Santissima. Solo quando il figlio del sindaco Barbieri si avvicinò, la macchina fu riconosciuta per ciò che era.
Le carte ritrovate
Questi dettagli sono stati recuperati dallo storico locale Giovanni Ferrero negli archivi di Genova. I documenti del 1811 conservano il momento esatto in cui la percezione popolare si scontrò con la tecnologia, e raccontano la distanza tra il mondo rurale e le innovazioni che stavano cambiando l’Europa napoleonica.
Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
- Archivio di Stato di Genova
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