Artrite reumatoide resistente a tutto: le CAR-T azzerano le cellule B in sei pazienti
Nello studio COMPARE, su Nature Medicine, malati che avevano provato fino a otto terapie hanno visto calare la malattia; tre sono in remissione senza farmaci
Gli anticorpi protettivi dei vaccini restano, quelli dannosi crollano: come se il sistema immunitario si fosse resettato. Ma servono più pazienti e più tempo.
L’artrite reumatoide è una malattia autoimmune: il sistema immunitario attacca per errore le articolazioni, che si infiammano e si gonfiano fino a deformarsi in modo irreversibile. I farmaci disponibili controllano l’infiammazione ma non eliminano la malattia, e i pazienti restano in cura per tutta la vita, con i relativi effetti collaterali. Per una parte di loro, i cosiddetti refrattari, neppure le terapie biologiche più innovative funzionano: dolore cronico e perdita di funzione restano.
Le cellule che non si arrendono
Una delle ragioni di questa resistenza sarebbe la presenza di cellule B della memoria che guidano la malattia. Come spiegano i ricercatori, possono sopravvivere nei linfonodi, nel midollo osseo o nei tessuti delle articolazioni, dove producono anticorpi dannosi contro i tessuti del corpo e riaccendono di continuo l’infiammazione. Sono nascoste in serbatoi difficili da raggiungere, e le terapie tradizionali non riescono a stanarle.
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Un’arma presa dall’oncologia
L’idea è stata usare le CAR-T, nate contro i tumori del sangue. Le cellule T del paziente vengono prelevate e dotate in laboratorio di un recettore chimerico che riconosce la molecola CD19, presente sulla superficie di molte cellule B: una sorta di cartellino con il nome. Dopo una breve preparazione con chemioterapia leggera, le cellule vengono reinfuse: cercano tutte le cellule B con CD19 e le eliminano in tutto il corpo.
I risultati
Lo studio COMPARE ha coinvolto sei pazienti tra 31 e 69 anni con artrite molto avanzata, che avevano provato fino a otto terapie biologiche o mirate senza beneficio. Nei dati fino a 12 mesi l’attività della malattia è calata in modo sostanziale in tutti. Tre hanno raggiunto una remissione prolungata senza alcun farmaco specifico. Gli autoanticorpi tipici della malattia sono crollati, mentre gli anticorpi protettivi dati dalle vaccinazioni precedenti sono rimasti stabili: un segno che il sistema immunitario si sarebbe resettato, eliminando le cellule B dannose anche nei depositi più profondi.
Prudenza
Secondo Nature Medicine, che ha pubblicato lo studio, i risultati giustificano nuove ricerche. Ma serve seguire a lungo gli effetti sulla memoria immunitaria: il numero di pazienti è piccolo e la durata dell’osservazione non permette ancora di dire quanto durerà la remissione.







