L’accumulazione non è mai finita: la genealogia del corpo ribelle e il ritorno della strega
Contro la cronologia del marxismo ortodosso, una storia in cui l'espropriazione si ripete e la riproduzione sociale, spesso lavoro femminile non pagato, torna al centro
Classe, razza e genere letti insieme: le lotte femministe, operaie e contro l'aggiustamento strutturale come parti di uno stesso conflitto.
Nella storiografia marxista più ortodossa l’accumulazione primitiva, cioè l’insieme di espropriazioni che ha dato origine al capitalismo, appartiene a un’epoca precisa e conclusa. Una parte della ricerca storica contemporanea mette in discussione proprio questa linea del tempo. Con un approccio genealogico sostiene che quei meccanismi di sottrazione non stanno solo nel passato: si ripetono e si trasformano nelle strutture di oggi. Il presente eredita strategie di controllo nate secoli fa, e le forme attuali di depredazione restano legate a quelle storiche.
Il lavoro che non si vede
Per leggere queste continuità diventa centrale la categoria di riproduzione sociale. Non si tratta solo della produzione di merci, ma di quella rete di attività, in gran parte non pagate e affidate alle donne, che tiene in vita la forza lavoro e permette alla società di durare nel tempo. Cura, crescita dei figli, lavoro domestico: un fondamento invisibile senza il quale nessuna economia funzionerebbe.
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Il ritorno degli esclusi
Lo sguardo genealogico riapre la storia alle figure che il racconto dominante aveva messo ai margini. Il corpo ribelle, quello che si oppone, trama, si sottrae, non è più un residuo del passato ma una presenza costante del conflitto. La strega ne è l’emblema: recuperata dalla storia della repressione, diventa oggi un simbolo di resistenza contro le nuove forme di spoliazione.
Più assi, un solo sfruttamento
Non è un’operazione solo simbolica. Collega le lotte femministe, i movimenti operai e le resistenze alle politiche di aggiustamento strutturale in un’unica analisi che attraversa classe, razza e genere. L’intersezionalità, qui, non è un elenco decorativo di categorie, ma il riconoscimento che lo sfruttamento agisce contemporaneamente su più piani.
Un tempo non lineare
Ripensare l’accumulazione come processo che ritorna significa anche cambiare idea di tempo storico. La progressione lineare di una certa tradizione materialista lascia il posto a un quadro più complesso, in cui passato e presente non si succedono semplicemente ma risuonano e si trasformano l’uno nell’altro. Dai cicli di conflitto e di riorganizzazione del potere nascono nuove figure politiche, costruite sulla sedimentazione delle lotte precedenti.







