Le proteine nei gusci d’uovo ricostruiscono un rito per Iside a Pompei
Dopo il terremoto del 62 d.C. polli, oche, piccioni e tortore cucinati e offerti alla dea. La paleoproteomica identifica il Gallus e legge il calore del fuoco e dell'eruzione
Tre persone, probabilmente sacerdoti, mangiarono parte del cibo. Dove il DNA non resiste, le proteine parlano ancora, come per l'uccello estinto Genyornis.
Gli autori romani hanno descritto spesso l’uso degli animali nei riti. Ma collegare ossa ritrovate negli scavi a una pratica religiosa precisa è sempre stato difficile. Oggi, unendo i metodi tradizionali dell’archeologia alle tecnologie molecolari, si può fare un passo in più: dove prima c’era un solo sguardo, ora ce ne sono due che si completano.
Un rito congelato nel tempo
L’esempio viene dal tempio di Iside a Pompei. Pochi anni dopo il terremoto del 62 d.C. vi furono offerti numerosi animali: soprattutto polli giovani, ma anche oche, piccioni e tortore. L’archeozoologia ha mostrato che erano stati macellati e cucinati, e che avevano ancora la carne attaccata alle ossa quando furono gettati nel fuoco rituale. Accanto alle ossa c’erano minuscoli frammenti di guscio d’uovo, quasi impossibili da riconoscere a occhio. Proprio quel materiale insignificante è diventato la chiave grazie all’analisi delle proteine.
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Le molecole testimoni
Alcune proteine restano intrappolate nella struttura minerale e possono conservarsi per tempi lunghissimi. Nei gusci contengono marcatori legati alla specie. Con la spettrometria di massa i ricercatori hanno isolato sequenze che indicano con certezza il genere Gallus, il pollo domestico. Ma c’è di più: le proteine mostravano una degradazione coerente con le alte temperature del rito e poi con il calore dell’eruzione del 79 d.C. La molecola non rivelava solo chi fosse l’animale, ma anche che cosa gli era successo dopo la morte.
Il quadro completo
Messi insieme forma delle ossa, tracce di combustione, ceramiche, affreschi con oche bianche accanto alle uova e fonti antiche che descrivono l’oca come sacra a Iside, i dati compongono una scena dettagliata. Le stoviglie suggeriscono la presenza di tre persone, probabilmente sacerdoti, che mangiarono parte del cibo mentre un’altra parte era destinata alla dea. I dati molecolari, invisibili, acquistano senso solo dialogando con ciò che si vede e con ciò che è scritto.
Oltre il DNA
La paleoproteomica è preziosa dove il DNA non si è conservato. Alcune proteine resistono molto più a lungo, soprattutto in ossa e gusci, e consentono di identificare le specie. Le loro sequenze riflettono anche la storia evolutiva: è così che, per il grande uccello australiano estinto Genyornis, le molecole hanno chiuso dibattiti aperti da decenni.







