Faouzia Charfi, la fisica tunisina che difende la scienza dalla propaganda
Arrestata sotto Bourguiba, fondatrice del primo laboratorio sui semiconduttori del paese, autrice de La scienza velata. E nel 2017 contro una tesi sulla Terra piatta
«Non si può essere produttori di scienza se non si ha la mente libera». Per lei l'ostacolo non è religioso, ma politico.
Faouzia Charfi è cresciuta in una famiglia in cui l’eccellenza scientifica era la norma. Il padre, biologo e farmacista, aveva studiato all’Istituto Pasteur di Parigi e trasmise ai figli la passione per il metodo sperimentale; il fratello si diplomò al Politecnico di Parigi. Fin da ragazza lei mostrò talento per matematica e fisica, discipline che il padre considerava le più adatte alla vera ricerca. Nel 1964, dopo gli studi alla Sorbona, tornò a Tunisi per insegnare, portando con sé anche l’impegno politico maturato nei movimenti di sinistra europei che chiedevano democrazia per il paese.
Una carriera spezzata dal potere
Nel 1968 la Corte di Sicurezza dello Stato la condannò per l’adesione al gruppo d’opposizione Perspectives, interrompendo il suo insegnamento. Con amara ironia, lo stesso presidente Bourguiba che l’aveva premiata al liceo la fece arrestare. Tornata al lavoro nel 1969, si dedicò alla fisica dei semiconduttori e fondò il primo laboratorio tunisino in questo campo; contribuì anche alla nascita della Società Tunisina di Fisica e al progetto della Città della Scienza di Tunisi. Nel 2002 fu costretta al pensionamento anticipato e allontanata dal laboratorio che aveva creato, pur potendo per legge continuare.
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La luce che non poteva avere velocità
In quegli anni approfondì il rapporto tra Islam e scienza. Già negli anni Ottanta, insegnando la relatività ristretta, aveva sentito studenti respingere Einstein sostenendo che la luce, segno della potenza divina, dovesse propagarsi a velocità infinita. Per Charfi era il riflesso di una narrazione più ampia, secondo cui la scienza moderna apparterrebbe a una civiltà estranea e priva di etica. Nel libro La scienza velata documenta come questa propaganda sia arrivata perfino nelle università.
Mente libera
Per lei i paesi musulmani devono fare un passo decisivo: «non si può essere produttori di scienza se non si ha la mente libera». È paradossale che regioni con ricercatori brillanti non riescano a trattenerli. Nessun ostacolo religioso o culturale impedisce la ricerca: il problema sono le scelte politiche e ideologiche che restringono il dibattito e gli investimenti.
Il caso di Sfax
La notorietà internazionale arrivò nel 2017, quando l’astronomo Hafedh Ateb rese pubblica una tesi di dottorato sulla Terra piatta depositata all’Università di Sfax, registrata nel 2012. Charfi fu tra le critiche più decise: non una curiosità, ma il sintomo di controlli scientifici fragili e di una cultura della revisione tra pari ancora debole.







