Niente brevetti per restare liberi: la scelta controcorrente del Mario Negri
Dagli anni Sessanta a oggi l'istituto rinuncia ai ricavi delle proprie scoperte per poter giudicare i farmaci senza conflitti. Remuzzi: non siamo contro i brevetti
Seicento dipendenti, finanziamenti divisi in tre terzi e una regola nelle collaborazioni con l'industria: accesso ai dati e diritto di pubblicare sempre.
Quasi tutti i centri di ricerca cercano di brevettare le proprie scoperte. L’Istituto Mario Negri ha scelto fin dalla fondazione di non farlo. Una decisione che ha radici storiche precise e che resiste ancora oggi, in un mondo della ricerca completamente cambiato.
Una scelta nata in un’altra Italia
Negli anni Sessanta e Settanta in Italia i farmaci non si potevano brevettare. Paradossalmente, l’Istituto incoraggiava l’industria a proteggere le proprie invenzioni, considerando il brevetto uno strumento legittimo per stimolare lo sviluppo di nuove medicine. Ma questo non ha mai voluto dire che dovesse brevettare i propri risultati. Quando nel 1978 la Corte costituzionale eliminò il divieto, il Mario Negri mantenne la sua linea: la ricerca pubblica indipendente deve seguire logiche diverse da quelle delle aziende.
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Produrre sapere, non prodotti
La distinzione è netta. Un’azienda trasforma la conoscenza in prodotti da vendere; un istituto indipendente produce soprattutto sapere da rendere accessibile, conservando il proprio spirito critico verso i farmaci. Per il direttore Giuseppe Remuzzi non si tratta di essere contro i brevetti, ma di riflettere con lucidità sulla loro funzione nel sistema della salute. Possedere brevetti, spiega, legherebbe l’Istituto economicamente alle scoperte e ne comprometterebbe la libertà di valutare efficacia e sicurezza dei farmaci. Rinunciare a quei ricavi permette anche di occuparsi di popolazioni che non hanno accesso ai medicinali essenziali.
Dalla farmacologia alla terapia genica
Nel tempo la ricerca si è allargata: dallo studio degli effetti desiderati e indesiderati dei farmaci esistenti alla comprensione delle cause delle malattie e allo sviluppo di nuove terapie. Terapia genica, mRNA, anticorpi monoclonali, terapia cellulare hanno richiesto di integrare immunologia, ingegneria, biologia e matematica. La scelta di non brevettare, però, non è cambiata.
Chi paga la libertà
L’indipendenza ha un costo concreto per un istituto di circa 600 dipendenti. Il finanziamento si regge su tre gambe, ognuna per circa un terzo: collaborazioni con l’industria, bandi competitivi di istituzioni europee e fondazioni, donazioni e lasciti. In un paese che investe poco nella ricerca, fondi europei e fondazioni sono decisivi, e le donazioni dipendono dalla reputazione. Quando lavora con le aziende, l’Istituto pone condizioni rigide: accesso completo ai dati, libertà di analisi, diritto di pubblicare qualunque sia il risultato e registrazione preventiva degli studi. Un argine contro la tentazione di pubblicare solo ciò che conviene.
Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
- Istituto Mario Negri
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