Trecentomila euro per una macchina miracolosa: la speranza tradita di una famiglia romana
Una coppia ha speso i risparmi in sedute di Cytotron in una clinica messicana per la figlia con paralisi cerebrale. Le associazioni chiedono una vera legge per i caregiver
Le cure senza prove, scrive la rivista, screditano la ricerca seria e portano all'estremo la disperazione di famiglie già sole.
Nel 2026 una coppia di Roma ha speso almeno trecentomila euro in sedute in una clinica privata del Messico, affidandosi a un dispositivo presentato come capace di rigenerare le cellule nervose danneggiate. Al centro di tutto c’era la figlia, affetta da paralisi cerebrale: i genitori, raccontano le persone vicine, avevano riversato nel trattamento tutte le speranze e tutte le risorse. Risparmi esauriti, aiuti chiesti ai parenti, decine di migliaia di euro per ogni ciclo mensile. Le indagini hanno cercato di capire se esistano reti che indirizzano le famiglie disperate verso queste strutture.
La macchina e le promesse
Il dispositivo si chiama Cytotron: un tunnel in cui il paziente scorre disteso su un lettino. Chi lo vende parla di una «Terapia a Risonanza Magnetica Quantistica» per la medicina rigenerativa, in grado di rigenerare tessuti malati in diverse patologie. L’idea risale agli anni Ottanta, a un medico indiano; è stata poi sviluppata da un’azienda americana e commercializzata in modo selettivo dal 2006. La clinica messicana la propone dal 2018, sostenendola con casi singoli, immagini cerebrali e video di presunti miglioramenti in bambini con paralisi cerebrale.
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Un copione già visto
Non è un caso isolato. Negli anni sono comparse molte terapie prive di validazione scientifica che hanno raccolto fiducia e denaro da famiglie in difficoltà. Si crea un circolo vizioso: la confusione alimentata da questi trattamenti, osserva la rivista, finisce per screditare la ricerca basata sulle prove, quella davvero utile ai pazienti, e porta all’estremo la disperazione di genitori già fragili. Media e social amplificano la persuasione.
Le famiglie lasciate sole
La vicenda ha riacceso l’attenzione sull’isolamento dei caregiver familiari. Le associazioni del settore denunciano che i servizi di sostegno esistono solo sulla carta, mentre nella vita di tutti i giorni le famiglie restano sole con il peso della cura. Chiedono una legge nazionale che funzioni davvero, non solo in teoria, per tutelare chi assiste persone non autosufficienti. Intanto le autorità continuano a indagare su eventuali canali organizzati che spingono le famiglie verso queste cliniche private.







