Ti faccio vedere dove sono: i rischi della posizione condivisa sui social
Google Messaggi, la mappa di Instagram e la Snap Map spingono la geolocalizzazione. Ma un'interfaccia ambigua e i casi di controllo nelle relazioni preoccupano esperti e senatori americani
Per Luisa Di Giacomo, del Centro Nazionale Anti Cyberbullismo, la posizione può diventare uno strumento per seguire qualcuno a sua insaputa.
Tra il 2025 e il 2026 le grandi piattaforme hanno puntato sulla condivisione della posizione. Google Messaggi per Android mostra in tempo reale dove si trova chi scrive; Instagram ha attivato una mappa con gli ultimi luoghi frequentati dai follower e i contenuti geolocalizzati; Snapchat ha arricchito la sua Snap Map con visite e consigli sui posti. La strategia è comune: trasformare la geolocalizzazione da funzione secondaria a elemento centrale. Le aziende sostengono che vedere gli spostamenti degli amici rafforzi i legami e favorisca gli incontri dal vivo. Ma questa logica sottovaluta i rischi di condividere un’informazione così delicata.
Il caso Instagram
Negli Stati Uniti la mappa di Instagram, lanciata a ottobre 2025, ha mostrato quanto un’interfaccia possa ingannare. Molti utenti hanno segnalato di comparire sulla mappa anche dopo aver disattivato la posizione in tempo reale. Il problema era grafico: il simbolo di chi condivideva attivamente il proprio luogo era identico a quello dei tag geografici nei post. In più, l’app mostrava ognuno su una mappa senza chiarire se fosse visibile solo a sé o anche agli altri. Meta ha poi modificato l’interfaccia, con indicatori più chiari e senza foto profilo sui contenuti mappati, ammettendo di fatto il difetto.
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Quando la posizione diventa controllo
Secondo Luisa Di Giacomo, responsabile della protezione dati del Centro Nazionale Anti Cyberbullismo, i pericoli sono concreti. Nelle relazioni controllanti la posizione condivisa può essere usata per seguire una persona a sua insaputa ed esporla a violenze. La National Network to End Domestic Violence, che negli Stati Uniti si occupa di stalking tecnologico, ha documentato l’uso di funzioni simili in casi di abuso domestico. E i dati sui luoghi frequentati, incrociati con altre informazioni sul comportamento, permettono di costruire profili delle persone anche quando la condivisione è limitata a pochi amici.
L’allarme in Senato
La questione è arrivata al Senato americano. Marsha Blackburn e Richard Blumenthal hanno chiesto a Meta di disattivare del tutto la funzione, temendo che i minori condividano senza accorgersene la propria posizione con estranei, compresi individui pericolosi. Meta non ha risposto pubblicamente. Esperti di sicurezza hanno inoltre segnalato che, pochi giorni dopo il lancio, in forum clandestini si discuteva già di come raccogliere in massa i dati di posizione degli utenti: un segnale di quanto queste informazioni facciano gola.
Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
- Centro Nazionale Anti Cyberbullismo, National Network to End Domestic Violence, Senato degli Stati Uniti
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