La fotografia siciliana oltre i grandi nomi: archivi dimenticati e immagini di un’isola
Dall'Esposizione del 1891-92 a von Gloeden a Taormina, dal terremoto di Messina ai reportage sulle zolfare: una storia fatta anche di autori sconosciuti
Letizia Battaglia e Ferdinando Scianna spiegano i tanti fotografi siciliani con la ricchezza di storie e con la questione del linguaggio.
Perché la Sicilia ha prodotto così tanti grandi fotografi? Per Letizia Battaglia la ragione era la ricchezza di materia narrativa dell’isola. Ferdinando Scianna propone una lettura parallela, centrata sul linguaggio visivo. Entrambi riconoscono un legame profondo tra raccontare e fotografare, un tema che l’editoria degli anni Venti di questo secolo ha ripreso con studi dedicati agli autori e ai loro territori.
I tanti senza nome
La storiografia tradizionale ha ragionato per categorie nette, amatoriale contro professionale, documentario contro artistico, e si è concentrata sulle grandi personalità, guardando soprattutto al Centro-Nord. Così il riconoscimento si è cristallizzato su pochi nomi. Ma la fotografia ha sempre coinvolto moltissime persone sconosciute al grande pubblico, che hanno contribuito a costruire l’identità visiva dell’isola. I loro archivi oggi sono dispersi nei cassetti di casa e nelle mani degli eredi: tesori sottratti alla ricerca.
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Gli inizi
Le radici risalgono all’Esposizione nazionale del 1891-92, che segnò anche l’affermazione del liberty in Sicilia. Accanto ai professionisti c’erano dilettanti di famiglie aristocratiche e documentaristi della cultura popolare come l’etnografo Giuseppe Pitrè, le cui foto incuriosivano i visitatori stranieri. Intanto fotografi toscani come gli Alinari e Brogi diffondevano un’immagine dell’isola fatta di città d’arte e monumenti, alimentando un’idea di alterità che sarebbe durata a lungo.
Taormina e von Gloeden
Con il tedesco Wilhelm von Gloeden, trasferitosi per motivi di salute, Taormina diventò un crocevia di ricerca estetica. Le sue composizioni di gusto classico, con panorami e scorci rivisti secondo il pittorialismo, conquistavano il pubblico colto internazionale perché conservavano un rassicurante carattere artistico. Il viaggio al Sud diventava per i viaggiatori del Nord l’occasione di scoprire parti di sé represse.
La fine dell’idillio
Il terremoto del 1908 che distrusse Messina e Reggio Calabria segnò una svolta: la stampa illustrata usò la fotografia per testimoniare la tragedia, rendendo evidente l’appartenenza della Sicilia alla nazione. Nel 1925 i reportage sullo sfruttamento dei giovani minatori nelle zolfare chiusero definitivamente il mito dell’«Isola del Sole».







