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domenica 18 Ottobre 2026
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Scienza

Analfabeta funzionale: un’etichetta famosa che la scienza non sa ancora misurare

Dalla definizione Unesco del 1978 alla proposta di Réka Vágvölgyi: per contare davvero bisogna prima escludere dislessia, lesioni e altre cause

📰Rassegna stampa
Analfabeta funzionale: un’etichetta famosa che la scienza non sa ancora misurare
Foto di repertorio · Bobjgalindo · CC BY 4.0 · Wikimedia Commons

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Su 33 studi, il 41% non definiva il concetto e il 74% si limitava agli anni di scuola. Il risultato sono stime che non parlano della stessa cosa.

All’inizio del Novecento il mondo si divideva in due: chi sapeva leggere e chi no. Con la crescita economica e industriale del secondo dopoguerra quella distinzione non bastava più. Nel 1978 l’Unesco introdusse il concetto di analfabetismo funzionale per descrivere chi sa leggere e scrivere ma non riesce a usare queste capacità nella vita quotidiana e sociale. La definizione distingueva chi può partecipare pienamente alle attività in cui quelle abilità sono indispensabili da chi non può. Una chiarezza, però, solo apparente.

Ognuno misura a modo suo

La ricerca ha messo in luce un problema serio: non esiste un metodo standard per individuare gli analfabeti funzionali. Diversi studiosi hanno osservato che definizioni discordanti e criteri diversi portano a stime molto lontane tra loro. Una revisione di 33 studi ha scoperto che il 41% non dava nemmeno una definizione operativa, mentre il 74% si limitava a misurare gli anni di scuola, dando per scontato che più istruzione significhi più competenza. Ma un titolo di studio alto non garantisce la comprensione di un testo complesso, e un’istruzione limitata non implica capacità cognitive ridotte.

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Prima escludere, poi contare

Alcuni ricercatori hanno preso in prestito un metodo della psicologia: i criteri di esclusione. Prima di definire qualcuno analfabeta funzionale bisogna escludere ciò che potrebbe spiegare da solo le sue difficoltà, come dislessia, lesioni cerebrali o disturbi psichiatrici. Réka Vágvölgyi e colleghi propongono questa definizione: è analfabeta funzionale chi non riesce a comprendere testi complessi nonostante scolarizzazione, età, competenze linguistiche, lettura di base e quoziente intellettivo adeguati. Non andrebbero quindi valutate persone sotto i 16 anni, con meno di 6-8 anni di scuola, con QI pari o inferiore a 70 o con disturbi neurologici.

Perché cambia tutto

La differenza è concreta. Se tre persone simili falliscono un test di comprensione, ma due hanno condizioni mediche che spiegano il risultato, solo una è un analfabeta funzionale. Metterle tutte nello stesso gruppo spreca risorse e produce interventi sbagliati. Finché la comunità scientifica non si accorderà su che cosa misurare e come, le politiche scolastiche rischiano di agire su fenomeni mal diagnosticati, e il pubblico continuerà a leggere dati contrastanti come se descrivessero la stessa realtà.

Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.

Fonti

  • Unesco

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