Gravellona Lomellina, il paese dove ogni muro è una tela
Dai settanta murales del 1992 a Barbavara al Libro d'Arte all'Aperto con Segantini, Lega, Hayez e Pellizza: trentaquattro anni di arte diffusa
Cabine elettriche, marciapiedi, mosaici: l'arte non è un'eccezione ma il paesaggio di tutti i giorni. E ogni anno la Festa dell'Arte la rinnova.
In Lomellina c’è un paese dove è difficile capire dove finisca lo spazio pubblico e cominci l’opera d’arte. È Gravellona Lomellina, conosciuta come Gravellona Paese d’Arte.
Tutto cominciò a Barbavara
La storia parte nel 1992, trentaquattro anni fa, nella frazione di Barbavara. Il pittore surrealista Luigi Regianini, insieme agli artisti del movimento Arte Nord, dipinse circa 70 superfici murarie. Quella che poteva restare una decorazione passeggera si è estesa poco a poco al centro del paese ed è diventata una vocazione della comunità.
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Arte nelle pieghe del quotidiano
Passeggiando si incontrano pitture ovunque: muri di cinta, marciapiedi, arredi urbani come le cabine elettriche, mosaici. Proprio questa diffusione capillare produce un effetto particolare: le opere non sembrano eccezionali ma parte normale del paesaggio, e la distinzione tra arte e spazio pubblico sembra quasi sparire. Dal 2012 si è aggiunto Il Libro d’Arte all’Aperto, una galleria diffusa di riproduzioni di capolavori dell’Ottocento italiano: Segantini, Lega, Hayez, Pellizza da Volpedo. Le strade diventano pagine da sfogliare.
Gli strati della storia
L’impianto urbano risale all’Ottocento, eredità di un periodo di prosperità agricola. Sulla piazza principale domina la Chiesa della Beata Vergine Assunta, completata nel 1617 e rimaneggiata nel 1933 dall’architetto novarese Giovanni Lazanio, con facciata neobarocca. A Barbavara la Chiesa di Sant’Eustachio, seicentesca, custodisce una Crocifissione con santi del Quattrocento, mentre Villa Barbavara, settecentesca, conserva l’impianto originale e un parco all’inglese.
Un laboratorio che non si ferma
Ogni anno la Festa dell’Arte aggiunge nuove opere su temi diversi. È questa continuità a impedire che il progetto diventi un archivio immobile: Gravellona resta un laboratorio, fedele all’idea di partenza, fare dell’ambiente comune un luogo capace di suscitare curiosità e riflessione.







