La fine dell’URSS raccontata da chi l’ha vissuta: le voci raccolte da Aleksievič
Dalle speranze in Gorbaciov al colpo di Stato, dalla povertà degli anni Novanta all'ascesa di Putin: monologhi senza mediazione su un trauma che molti storici descrivono come pacifico
«Invece di una patria, abbiamo vissuto in un enorme supermercato». Nostalgia, merci irraggiungibili e minoranze in rivolta.
Il crollo del socialismo sovietico viene spesso raccontato come una transizione pacifica. Le testimonianze raccolte da Svetlana Aleksievič dicono altro. Il libro è costruito come una serie di monologhi che vanno dalla fine dell’URSS all’arrivo di Putin, senza un’interpretazione unica: secondo la rivista Alibi Online, l’autrice vuole ascoltare onestamente tutti i protagonisti del dramma socialista e lascia che le voci parlino da sole.
Dalla speranza al crollo
Molti degli intervistati guardavano a Gorbaciov con fiducia, immaginando che l’Unione potesse trasformarsi in una confederazione rinnovata. A cambiare tutto fu il tentato colpo di Stato, seguito dal collasso definitivo del mondo sovietico.
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Una libertà che rende fragili
Il prezzo umano fu altissimo. Il libro mostra il dilagare dell’illegalità, la povertà estrema, una società stravolta. Il capitalismo non portò un benessere condiviso ma una società divisa, in cui i poveri venivano anche giudicati moralmente. I russi desideravano le merci a lungo proibite, ma spesso non potevano permettersele. Un intervistato lo riassume così: «invece di una patria, abbiamo vissuto in un enorme supermercato».
Il rimpianto
Molte voci esprimono nostalgia per i valori perduti. Ricordano che in epoca sovietica i poveri avevano protezione sociale, mentre il nuovo sistema li considerava incapaci. La memoria tende a idealizzare il passato, dimenticando code e scaffali vuoti, e a esaltare il ruolo internazionale dell’URSS nella guerra mondiale. Negli anni Novanta, poi, le discussioni letterarie lasciarono il posto all’entusiasmo per tecnologie e consumi occidentali: per gli intervistati una perdita di identità collettiva.
Dopo il caos
L’ascesa di Vladimir Putin chiuse il caos degli anni Novanta, ma irrigidì le tensioni etniche che l’URSS aveva in parte contenuto. Nei nuovi Stati indipendenti minoranze e gruppi chiedevano riconoscimento, a volte con la violenza del terrorismo. Il libro si chiude però con uno spiraglio: i giovani possono costruire alternative, come mostrano le proteste contro i brogli elettorali in Bielorussia.







