Domani ci sarà la battaglia? David Foster Wallace e l’argomento del destino
Da Salamina ad Aristotele, da Richard Taylor al Sistema J: distinguere i tipi di necessità per salvare la possibilità di agire diversamente
Gli antichi lo chiamavano argomento pigro: se tutto è già deciso, perché chiamare il medico? L'errore sta nel confondere impossibile e impossibile.
Il problema nasce in una notte del 480 a.C., prima della battaglia navale di Salamina tra Atene e l’impero persiano. La domanda è semplice: domani la battaglia ci sarà? Ma nasconde un rompicapo. Se è già vero oggi che accadrà, come può essere ancora possibile che non accada? E la risposta ha conseguenze pratiche per chi deve decidere che cosa fare.
L’argomento pigro
I Greci avevano visto il pericolo del fatalismo e gli avevano dato un nome ironico: argomento pigro. Se ciò che succederà non dipende da noi, perché agire? Se il malato guarirà comunque, il medico è inutile; se non guarirà, tanto vale non chiamarlo. È questo passaggio, da una teoria sul futuro a una regola di comportamento nel presente, il vero veleno del determinismo. Aristotele, nel De interpretatione, riconobbe il problema: il futuro contingente resta indeterminato finché non accade, anche se è vero oggi che accadrà o non accadrà.
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Tre modi di essere impossibile
Nel 1962 il filosofo Richard Taylor ripropose l’argomento fatalista in forma moderna. Wallace individua il suo punto debole: Taylor confonde tipi di necessità diversi. Un quadrato rotondo non può esistere per contraddizione logica; un corpo non può superare la velocità della luce per le leggi della fisica; una persona non può toccare un muro lontano trecento chilometri per una questione di posizione. Diciamo sempre «impossibile», ma l’ostacolo è di natura completamente diversa.
L’arte delle distinzioni
Con Jay Garfield e Jamie Rucker, Wallace costruisce il Sistema J, uno strumento semantico che separa impossibilità logiche, fisiche e situazionali. Così la frase «avrebbe potuto agire diversamente» torna ad avere senso. È un lavoro che ricorda quello dei filosofi medievali, maestri nell’arte di distinguere ciò che è necessario solo a certe condizioni da ciò che lo è in assoluto. Già Boezio, scrivendo in prigione nel 524, aveva sostenuto che Dio conosce le cose secondo il proprio modo, non in successione come noi ma tutte insieme: da questo non deriva che le azioni future siano già necessarie oggi.
Perché conta
Il merito di Wallace è mostrare che la libertà di agire non poggia su un’astrazione, ma su distinzioni di linguaggio precise. Perderle significa trasformare una descrizione del mondo in una scusa per restare fermi: un errore con conseguenze concrete, ieri come oggi.







