I Turcs tal Friûl, Alessandro Serra restituisce suono alla tragedia friulana di Pasolini
Dall'incursione turca del 1499 come allegoria dell'occupazione nazista alla prima messa in scena dopo il terremoto del 1976, fino a un allestimento che fa della lingua minoritaria un laboratorio
Due fratelli, uno sceglie la preghiera, l'altro la lotta: un testo giovanile che anticipò la morte di Guido Pasolini a Porzûs.
Intorno al 1941 il giovane Pier Paolo Pasolini scopre la propria identità friulana e si impegna a dare al friulano la stessa dignità letteraria del provenzale o del catalano. È in questo clima che scrive I Turcs tal Friûl, modellando la sua ricerca drammatica sui classici greci: la struttura è quella della tragedia di Eschilo, ma contaminata con la sacra rappresentazione.
Una storia antica per un presente feroce
Il punto di partenza è storico: l’incursione turca del 1499, ricordata da una lapide votiva ancora visibile a Casarsa. Nel testo diventa allegoria dell’occupazione nazista di quegli anni. Al centro c’è lo scontro tra due fratelli: uno sceglie la preghiera, l’altro la lotta. Nonostante l’intervento miracoloso che salva il villaggio, l’esito è tragico. I nomi dei personaggi rivelano sottotesti autobiografici e, con una tragica ironia, sembrano anticipare ciò che accadrà pochi mesi dopo: la morte del fratello Guido nell’eccidio di Porzûs.
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Il silenzio e la riscoperta
Per decenni l’opera resta sconosciuta, chiusa tra i manoscritti del poeta. La svolta arriva dopo il terremoto del Friuli del maggio 1976: per raccogliere fondi la Biennale di Venezia sostiene la messa in scena di Rodolfo Castiglione, con musiche di Luigi Nono. Lo spettacolo va in scena prima in una chiesa veneziana e poi nel duomo di Casarsa, quindi in tournée, e si radica nella memoria della comunità. Seguiranno altri allestimenti, tra cui quello di Elio De Capitani con musiche di Giovanna Marini.
La voce oltre il significato
Il nuovo allestimento di Alessandro Serra fa un passo ulteriore. Da tempo il regista lavora per riconsegnare al suono i sensi intrappolati nelle parole, contro quella che considera la sottomissione della voce al significato tipica delle lingue standardizzate. Nelle lingue minoritarie vede la possibilità di restituire al teatro la sua dimensione corporea e musicale, come ha già fatto con il sardo e il grecanico. La tragedia di Pasolini diventa così non un reperto da celebrare ma un dispositivo vivo di sperimentazione linguistica e acustica.
Un testo fondativo
Per chi ha promosso il convegno internazionale che accompagna lo spettacolo, I Turcs non è una curiosità giovanile mitizzata per il suo carattere profetico, ma un testo costitutivo della cultura friulana. La sua riscoperta graduale ha prodotto in mezzo secolo riflessioni, pratiche artistiche e consapevolezza collettiva che vanno ben oltre i confini locali.







