Palermo barocca, dai Quattro Canti alla cripta nascosta di San Giuseppe dei Teatini
La città di Arabi, Normanni e Federico II trova nel Seicento un nuovo linguaggio: facciate concave, affreschi di Filippo Tancredi e una sorgente del 1668
Sopra lo splendore dei marmi policromi, sotto il silenzio di uno spazio quasi spoglio. Due facce dello stesso gusto teatrale.
Poche città raccontano la propria storia con la pietra come Palermo. La sua posizione nel Mediterraneo ha richiamato Fenici, Greci, Romani, Arabi e Normanni. Gli Arabi, arrivati dall’831, hanno lasciato elementi stilistici ancora riconoscibili; i Normanni, dal 1072, hanno imposto un nuovo ordine urbano e religioso. Con Federico II di Svevia, lo «stupor mundi», la città ha vissuto un apogeo economico e culturale e ha visto nascere la Scuola Siciliana, la prima in Italia a usare una lingua volgare per la poesia lirica. Dopo i Vespri e il dominio aragonese, nel Seicento un riordino urbanistico sistematico ha portato il barocco.
Il teatro dei Quattro Canti
Simbolo di questa nuova visione sono i Quattro Canti. I lavori cominciano nel 1609 su progetto del fiorentino Giulio Lasso, all’incrocio tra via Maqueda e via Vittorio Emanuele, dove quattro facciate concave si fronteggiano. Ognuna sale su tre ordini: in basso le fontane delle stagioni, al centro le sante protettrici della città, in alto i sovrani spagnoli dell’epoca. Religione e potere si fondono in una vera scenografia urbana.
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Lo splendore dei Teatini
Poco a sud sorge San Giuseppe dei Teatini, che meriterebbe molta più attenzione di quella che riceve. Costruita tra il 1612 e il 1645, con la facciata neoclassica completata solo nel 1844, fu gravemente danneggiata dai bombardamenti del 1943 e riaperta nel 1966. L’interno a croce latina ha tre navate divise da colonne monolitiche e una grande cupola che illumina gli affreschi di Filippo Tancredi con le storie di San Gaetano, tra le testimonianze più importanti del barocco siciliano. Cornici dorate, iscrizioni e marmi policromi sul pavimento creano una teatralità controllata, ricca ma mai confusa.
Il silenzio della cripta
Sotto la chiesa si apre una cripta quasi priva di decorazioni, in netto contrasto con la sala superiore. Custodisce una sorgente trovata nel 1668 sotto l’altare della Madonna della Provvidenza. Secondo la tradizione popolare vi sarebbero legate guarigioni e conversioni miracolose, ma come precisa la rivista AbouT si tratta di credenze senza riscontri storici. Sopra il visibile e lo sfarzo, sotto il mistero e il silenzio: due volti dello stesso barocco.







