Albissola, la città dove la ceramica ha incontrato le avanguardie
Dal blu dell'Antico Savona al Lungomare degli Artisti, da Marinetti a Fontana e Asger Jorn: cinque secoli di argilla sulla Riviera
Libera Città Futurista per Marinetti, laboratorio di Spazialismo e CoBrA negli anni Cinquanta. E nelle botteghe si lavora ancora al tornio.
Ad Albissola la ceramica non è un souvenir: è il modo in cui la città parla. La sua storia comincia nel Cinquecento, quando l’area savonese era già un centro produttivo importante, e arriva fino alle avanguardie del Novecento.
Il blu dell’Antico Savona
Il segno distintivo della tradizione locale è l’Antico Savona, uno stile monocromo blu su fondo bianco cotto ad alta temperatura. Basta passeggiare nei vicoli del centro storico per accorgersi che quell’identità è ancora viva: si è rinnovata nel tempo senza perdere coerenza tecnica ed eleganza.
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L’arte esce in strada
A un certo punto la maiolica lascia la bottega e diventa architettura di tutti. È il caso del Lungomare degli Artisti, una galleria all’aperto dove mosaici in terracotta dialogano con il mare. Vi hanno lavorato nomi come Lucio Fontana, Aligi Sassu e Roberto Crippa: la prova di quanto Albissola abbia saputo attirare artisti di statura internazionale.
Futuristi e spazialisti
Il Novecento cambia tutto. Filippo Tommaso Marinetti proclama il borgo «Libera Città Futurista», riconoscendo il contributo di artisti come Tullio d’Albisola. Tra il 1950 e il 1960 le fornaci diventano il laboratorio dello Spazialismo e del movimento CoBrA: qui Fontana realizza in terracotta i suoi Concetti Spaziali, ridefinendo il linguaggio della scultura moderna.
La casa di Jorn
Sulla collina della Bruciata si trova la Casa Museo di Asger Jorn. L’artista danese ha rivestito l’abitazione, il giardino e i vialetti di mosaici, bassorilievi e sculture in ceramica dal gusto eclettico, trasformando la vita domestica in un’opera d’arte totale.
Un itinerario tra musei e botteghe
Chi vuole approfondire può visitare la Fornace Alba Docilia e il MuDA, il museo diffuso che censisce il patrimonio della città. Ma la continuità più evidente è nelle botteghe ancora aperte del centro, dove tornitori e decoratori lavorano l’argilla con gesti tramandati di generazione in generazione.







