Un albero di canestri: Arrechea trasforma la scultura in una partita senza regole
Orange Functional ospita oltre venti canestri da basket. Chi arriva con un pallone può cambiarne il senso, e un tiro sbagliato può diventare un punto
L'ex membro del collettivo cubano Los Carpinteros riflette su caso e intenzione: miriamo a un obiettivo, ma la vita spesso ci porta altrove.
Di solito davanti a una scultura si sta fermi, a distanza, con le mani in tasca. Davanti a Orange Functional conviene invece avere un pallone. L’installazione di Arrechea è una grande struttura a forma di albero che, al posto dei rami, porta più di venti canestri da basket distribuiti lungo la superficie.
Un’opera da usare
Non è un oggetto da contemplare ma un dispositivo pensato per l’azione. Chiunque si avvicini e cominci a tirare modifica l’aspetto e il significato dell’intervento. Le regole rigide della pallacanestro saltano: come spiega l’artista, un tiro sbagliato può finire in un altro canestro e diventare all’improvviso un punto. Sono i frequentatori stessi, giocando, a stabilire nuove logiche.
Pubblicità
Dall’Avana allo spazio pubblico
Arrechea si è formato all’Instituto Superior de Arte dell’Avana e la sua ricerca intreccia scultura, architettura e interventi nello spazio pubblico. Prima di sviluppare un percorso personale fatto di grandi installazioni e progetti pensati per luoghi specifici, ha fatto parte del collettivo Los Carpinteros. Da quell’esperienza di gruppo viene un’idea precisa: l’opera non va isolata dall’ambiente, ma inserita al suo interno come innesco di comportamenti inattesi.
Mirare e mancare
Dietro l’apparente semplicità c’è una riflessione sul rapporto tra caso e intenzione. L’artista lo dice in modo esplicito: nella vita di tutti i giorni puntiamo a un obiettivo preciso, ma la strada che percorriamo davvero spesso si allontana da quella prevista. L’albero di canestri traduce questa condizione in una geometria fisica, dove errore e successo stanno nello stesso spazio e a volte coincidono. Il fallimento, qui, non è la fine del gioco: può essere l’inizio di un altro.
È un modo di fare arte che rinuncia all’intoccabilità dell’opera e la consegna al pubblico, lasciando che sia il movimento dei corpi a completarla. Ogni partita, in fondo, ne produce una versione diversa.







