Joy Division, il suono di una generazione tradita
Nel libro di Rennis la band di Ian Curtis nasce dalle macerie dell'Inghilterra di fine anni Settanta e risponde al neoliberismo con due album austeri
Un cantante sposato a vent'anni, conservatore e lettore di Burroughs e Kafka. Poche vendite, un'influenza enorme.
Alla fine degli anni Settanta l’Inghilterra vive il crollo di un’epoca. L’industria manifatturiera si spegne, le periferie si svuotano, le istituzioni sembrano indifferenti. Una generazione resta senza futuro. Non è tempo di canzonette. Nel suo libro Rennis descrive strade percorse da giovani che si sentono persi e traditi, lontani da se stessi e dal proprio domani. La violenza è ovunque, perfino ai concerti. Il punk ha dato voce a una rabbia grezza, ma si esaurisce in fretta. Serve qualcosa di più elaborato per dare forma alla sofferenza.
Contraddizioni del Nord
Rennis dedica molte pagine a ciò che precede la nascita della band, mostrando musicisti tutt’altro che lineari. Ian Curtis, il cantante, è un fascio di contraddizioni: a vent’anni è già sposato, ha un lavoro fisso, si dice conservatore. Ma è anche un lettore colto, affascinato da Burroughs, Ballard e Kafka. Questa tensione tra apparente conformismo e inquietudine intellettuale segnerà tutto il progetto. Anche il nome, preso dai lager nazisti come quello della canzone di Bowie usato in origine, è una provocazione verso l’establishment, una distanza rivendicata con l’estetica del vuoto e dell’orrore.
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Due dischi soltanto
I Joy Division pubblicano solo due album, con la Factory Records. Il primo, Unknown Pleasures, esce nel 1979. Per Rennis sono dischi lucidi e disperati insieme, dove l’austerità della forma e l’oscurità dei temi si fondono in uno stile inconfondibile. Il basso pulsante e ossessivo, la batteria essenziale, le chitarre stratificate e la voce profonda di Curtis creano un’esperienza che supera i limiti tecnici del gruppo. Non scalano le classifiche, ma conquistano un prestigio duraturo che va oltre la stagione punk ormai chiusa.
Romanticismo contro il mercato
Secondo l’autore, la musica dei Joy Division è una sorta di reazione romantica al neoliberismo che sta arrivando: un’alternativa senza illusioni ma con una precisa intenzione artistica. Analizzando i brani uno per uno, il libro mostra come la semplicità formale produca complessità di significato. Lo spazio occupato dalla band fu breve ma profondo, il respiro di una stagione nera che avrebbe segnato l’immaginario musicale degli anni successivi.







