Cuscini di tifa per i defunti: il riposo dei morti nella necropoli di Czarnówko
In quattro tombe della cultura di Wielbark, in Pomerania, imbottiture vegetali simili a quelle descritte da Plinio per i letti delle locande romane
Nessun bisogno di un insegnamento romano: la pianta cresceva nelle paludi locali. Ai morti si dava lo stesso comfort dei vivi.
La necropoli di Czarnówko, in Pomerania, conta oltre duemila sepolture distribuite lungo un millennio, dalla metà del II secolo a.C. al III secolo d.C. In quattro tombe a inumazione, siglate R263, R289, R300 e R430, gli archeobotanici hanno trovato resti di tifa insieme a frammenti di tessuto e tracce di lana.
Imbottiture per l’eternità
La posizione dei resti, spesso vicino al cranio o lungo il corpo, fa pensare a un supporto morbido: cuscini, materassi o rivestimenti interni delle bare di legno. Due delle sepolture appartenevano probabilmente a membri delle élite locali, il che complica la lettura del ritrovamento. La tifa è una pianta delle paludi: quando i frutti maturano produce una massa leggerissima che vola con il vento, perfetta per imbottire. A Czarnówko quella materia soffice è quasi del tutto scomparsa: restano soprattutto semi mineralizzati.
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Il confronto con Roma
Il dato più interessante nasce dal paragone con il mondo romano. Plinio il Vecchio racconta che nelle locande si riempivano i letti con materiali vegetali leggeri al posto delle piume, troppo costose. Non nomina la tifa, ma il principio è lo stesso: unire funzionalità e risparmio. Gli abitanti di Czarnówko, però, appartenevano alla cultura di Wielbark e vivevano fuori dai confini dell’Impero, nel cosiddetto Barbaricum.
Una soluzione nata da sola
Serve allora immaginare un insegnamento arrivato da Roma? Secondo le analisi no. La tifa cresceva spontaneamente nelle paludi pomerane e bastava osservarne le qualità per usarla. Una soluzione così pratica poteva nascere in modo indipendente in luoghi diversi. Gli autori propongono un’interpretazione che lega tomba e casa: quei materiali potrebbero essere gli stessi della vita di ogni giorno, messi accanto al morto per offrirgli il riposo che aveva da vivo. A Roma il lectus era il cuore della vita domestica e sociale; a est non serve una trasmissione culturale, basta condividere lo stesso desiderio. Anche in Italia la tifa compare in contesti funerari, ma gli studiosi invitano alla prudenza: non c’è una linea diretta da sud a nord, solo logiche indipendenti che convergono.







