Bruce Gilden, il fotografo che si avvicina troppo
L'ex Magnum prende alla lettera Robert Capa: flash acceso, volti a pochi centimetri e una galleria di ritratti perturbanti
Da Amber a Las Vegas alle pelli segnate dal tempo: per Gilden ogni volto diventa una maschera.
«Se le tue fotografie non sono buone, vuol dire che non sei abbastanza vicino». Robert Capa intendeva vicino ai fatti. Bruce Gilden, fotografo americano autodidatta ed ex membro dell’agenzia Magnum, l’ha preso alla lettera: vicino alle persone, fisicamente.
Il flash sul marciapiede
Gilden lavora in mezzo alla folla, sul marciapiede, con il flash acceso, e accorcia la distanza finché il volto riempie l’inquadratura. Il metodo è chiaro fin dalle prime immagini in bianco e nero del 1969: corpi in spiaggia, dettagli di pelle, carni esibite nella loro fisicità. Tra chi guarda e il corpo ripreso non c’è filtro: rughe, segni, deformazioni diventano impossibili da ignorare.
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Il colore che amplifica
Con il passaggio al colore l’effetto non si attenua, anzi cresce. Gilden è attratto da figure lontane dai canoni estetici, spesso drammatiche, attraversate da un’inquietudine difficile da definire. Ed è lecito chiedersi se quei tratti appartengano davvero ai soggetti o li crei il suo sguardo. Un esempio è Amber, fotografata a Las Vegas nel 2014: occhi azzurro-verdi, capelli biondi ricci, rughe intorno alle labbra dipinte. Il rosso del vestito, l’azzurro del giubbotto di jeans e il pallore della pelle danno al ritratto qualcosa di spettrale.
Facce come maschere
L’ultima serie di primi piani mostra pelli segnate da età, malattie e incidenti. Gilden presenta quei volti come maschere, a prescindere da chi siano davvero le persone. Qui sta la differenza con l’amico Martin Parr, anche lui fotografo del sociale: Parr aveva uno sguardo quasi sociologico, nato dalla conoscenza della società che ritraeva. Gilden invece in ogni faccia trova qualcosa di inatteso, che appartiene tanto al fotografato quanto a lui. Non documenta: trasforma in immagine ciò che lo turba.
Nessuno è normale
A Franco Basaglia si attribuisce la frase «nessuno visto da vicino è normale». Gilden ne ha fatto un metodo. Forse è stata proprio la normalità a disturbarlo, e per questo si avvicina tanto agli altri da far emergere in chiunque una deviazione dall’ordinario.







