Una notte di jazz per un noir: come nacque Ascensore per il patibolo
Il primo film di Louis Malle, due amanti che non si incontrano mai e la tromba di Miles Davis improvvisata davanti alle immagini
Dalle undici di sera alle cinque del mattino Davis e il suo gruppo scrissero la colonna sonora guardando le scene proiettate.
È un poliziesco, ma non solo. Ascensore per il patibolo, esordio di Louis Malle, è un film sulla solitudine, diventato leggendario anche per la sua musica.
Due vite che non si toccano
Il film adatta un romanzo di Noël Calef, ma Malle e lo sceneggiatore Roger Nimier lo cambiano in profondità. La modifica decisiva è l’introduzione di Florence, l’amante di Julien. I due protagonisti non si incontrano mai: lui resta intrappolato in uno spazio angusto, lei vaga disperata per Parigi. Due esistenze parallele sospese nello stesso isolamento, ed è questa scelta a reggere tutta l’architettura emotiva del film.
Pubblicità
Lo stile della sottrazione
Malle lavora per togliere: dissolvenze, stacchi netti, lunghi silenzi, dialoghi ridotti al minimo. Il bianco e nero di Henri Decaë accompagna questa asciuttezza, in cui si riconosce la lezione di Alfred Hitchcock e di Jacques Tati. A guidare lo spettatore non è la suspense tradizionale, ma l’angoscia di personaggi in balia del caso.
La notte di Miles Davis
La colonna sonora è un pezzo di storia del cinema. Miles Davis e il suo gruppo la improvvisano in una sola notte, dalle undici di sera alle cinque del mattino, guardando le scene proiettate. Malle ricordava che, quando la musica fu aggiunta al missaggio finale, il film sembrò subito decollare. La tromba diventa inseparabile da Florence che cammina nella notte illuminata dai neon.
Vicino alla Nouvelle Vague, ma non dentro
Malle non aderì mai alla Nouvelle Vague, ma il suo primo lungometraggio ne anticipa alcuni tratti: rigore, uso nuovo della macchina da presa, osservazione fredda. Decaë diventerà poi il direttore della fotografia di riferimento del movimento. Malle però non ne condivideva il rifiuto del cinema francese precedente. Nato nel 1932 in una famiglia dell’alta borghesia, dedicò la sua opera a criticare proprio quella classe, da Soffio al cuore a Il danno, fino a Vanya sulla 42esima strada del 1994, dall’opera di Čechov.







