Ghiacciai svizzeri, un altro anno nero: -2,9 metri in media, l’Aletsch perde 13 metri
Bilancio 2025-2026 su 23 ghiacciai, secondo solo al 2022. Spariti il Bella Tola e il Griessfiren. Almeno cento scomparsi tra il 2016 e il 2023
Poca neve d'inverno, zero termico oltre i 4.000 metri d'estate. E la roccia scoperta accelera la fusione. Le conseguenze per fiumi, agricoltura e idroelettrico.
Le misure sui ventitré ghiacciai monitorati in Svizzera danno per il 2025-2026 un bilancio di massa medio di -2,9 metri di equivalente d’acqua: il secondo peggiore di sempre dopo il 2022. Il ghiacciaio dell’Aletsch ha visto la sua lingua assottigliarsi di 13 metri, quello del Rodano di 10. Due piccoli ghiacciai, il Bella Tola e il Griessfiren/Plattalvafirn, sono scomparsi dalle carte.
Le cause
Un doppio colpo: un inverno con poca neve e un’estate di caldo prolungato, con lo zero termico oltre i 4.000 metri per lunghi periodi. E un circolo vizioso: quando il ghiaccio si ritira scopre la roccia, che assorbe più radiazione solare e accelera la fusione di ciò che resta.
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Come crollano
L’acqua di fusione si infiltra nel ghiaccio e scava cavità che si allargano fino a far crollare interi settori. Le lingue glaciali diventano fragili, bucate da voragini. Tra il 2016 e il 2023 almeno cento ghiacciai sono spariti del tutto.
Non solo un problema svizzero
I ghiacciai alpini sono serbatoi naturali che alimentano i fiumi nelle estati secche. Il loro ritiro mette a rischio agricoltura, produzione idroelettrica e approvvigionamento idrico delle regioni a valle, Italia compresa: una carenza destinata ad aggravarsi.
Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
- Rete svizzera di monitoraggio dei ghiacciai (Glamos)
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