Tangeri, la città bianca tra due mari che fu zona internazionale per trent’anni
Fenici, romani, arabi, europei: la storia della porta dell'Africa, i soggiorni di Matisse e il grande porto di Tangeri Med
Dal 1923 al 1956 la governavano nove Paesi, Italia compresa. Oggi punta su riqualificazione e commerci a 14 chilometri dalla Spagna.
La chiamano «la città bianca» per le facciate candide inondate di luce. Tangeri, sullo Stretto di Gibilterra, è da sempre una porta dell’Africa e un crocevia tra Europa e mondo arabo. A pochi minuti dal centro ci sono spiagge di sabbia bianca, boschi, grotte a strapiombo e affacci sia sul Mediterraneo sia sull’Atlantico.
Una città di passaggi
Fenici, cartaginesi, romani, arabi, spagnoli, portoghesi e inglesi: qui sono passati tutti. Dopo le guerre marocchine di inizio Novecento, dal 1923 al 1956 Tangeri fu zona internazionale, neutrale dal punto di vista politico, militare ed economico, governata da una commissione di Francia, Regno Unito, Spagna, Italia, Portogallo, Belgio, Paesi Bassi, Svezia e Stati Uniti. Furono anni di forte crescita; con l’indipendenza del Marocco, il 18 aprile 1960 la città tornò pienamente marocchina.
Artisti e navi
A inizio Novecento Tangeri attirò pittori, scrittori e intellettuali europei in cerca di ispirazione. Il nome più legato alla città è quello di Henri Matisse, che vi soggiornò due volte. Oggi la città vive una stagione di riqualificazione, simboleggiata dal grande porto internazionale di Tangeri Med, a 14 chilometri dalla Spagna e sulle rotte commerciali principali del Mediterraneo.
Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
- Ente marocchino del turismo
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