Quasi duecento anni fa la prima foto sopravvissuta: la finestra di Niépce a Le Gras
Una campagna della Borgogna vista da una finestra, oggi conservata ad Austin. Il 1826 o il 1827? E perché non è davvero «la prima»
L'inventore di Chalon-sur-Saône inseguì per anni il modo di fissare la luce. Chiamò il procedimento «eliografia».
Edifici, un cortile, qualche albero e la luce del sole sulla campagna della Borgogna: è la «Veduta dalla finestra a Le Gras», la più antica fotografia giunta fino a noi. L’originale è conservato all’Harry Ransom Center dell’Università del Texas ad Austin, che la data al 1827; per decenni gli studi hanno indicato il 1826 o il biennio 1826-1827, e il Metropolitan Museum usa ancora il 1826. In ogni caso, siamo a un passo dai duecento anni.
L’inventore
Joseph Nicéphore Niépce, nato a Chalon-sur-Saône nel 1765, fu inventore e sperimentatore: con il fratello Claude progettò anche il Pyréolophore, uno dei primi motori a combustione interna. Ma l’impresa a cui dedicò buona parte della vita fu un’altra: fissare in modo permanente un’immagine prodotta dalla luce.
La sfida
La camera oscura si conosceva da secoli; il problema, a inizio Ottocento, era trovare una sostanza capace di trattenere l’immagine. Già intorno al 1816 Niépce aveva ottenuto delle immagini, i «points de vue», ma erano instabili o non si sono conservate. Per questo, con rigore storico, la veduta di Le Gras va definita la più antica fotografia con camera oscura sopravvissuta, non necessariamente la prima che riuscì a fare. Lui chiamò il suo procedimento «eliografia».
Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
- Harry Ransom Center, University of Texas
- Metropolitan Museum of Art
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