Religione a scuola in un’Italia plurale: alla Sapienza il confronto per cambiare l’insegnamento
Convegno con Fcei, Noi Siamo Chiesa e l'Associazione Biblica della Svizzera Italiana. Garrone: le religioni tornate «muscolose»
Educare alla «convivialità» delle differenze, più che alla semplice convivenza, in un Paese segnato da pluralismo e analfabetismo religioso.
Come si insegna la religione in una scuola dove siedono ragazzi di fedi diverse, o di nessuna fede? Se n’è discusso alla Sapienza di Roma in un convegno organizzato dal Dipartimento SARAS (Storia, Antropologia, Religioni, Arte, Spettacolo) con la Federazione delle chiese evangeliche in Italia, il movimento Noi Siamo Chiesa e l’Associazione Biblica della Svizzera Italiana.
Convivialità, non solo convivenza
Tra le proposte emerse c’è l’esigenza di nuove forme di insegnamento e di un’educazione al dialogo e alla «convivialità» delle differenze, parola preferita a «convivenza» perché indica qualcosa di più di una semplice coabitazione. Il tutto in un contesto segnato insieme da pluralismo e da diffuso analfabetismo religioso.
Le riflessioni di Garrone
Il presidente della Fcei, Daniele Garrone, ha ricordato che mezzo secolo fa tutto faceva pensare a una «città secolare», come nel libro di Harvey Cox, e che parlare di secolarizzazione sembrava una diagnosi. Oggi, ha osservato, le religioni sono tornate in modo altisonante e a volte muscoloso, con il nome di Dio invocato nelle guerre e nei discorsi d’odio. E anche l’Italia è ormai una società plurale per origini, culture e credenze: la scuola non può far finta di niente.
Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
- Sapienza Università di Roma
- Fcei
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