Farmaci e cosmetici nelle acque reflue: la Germania vuole far pagare chi inquina
La direttiva Ue impone un quarto stadio di depurazione, con l'80% dei costi a carico delle industrie. La Polonia ricorre alla Corte di giustizia
Chimica, farmaceutica, cosmetica e data center pesano sull'acqua potabile. Il ministro dell'Ambiente Schneider confida in una soluzione europea.
Chi inquina l’acqua deve pagarne la pulizia. È la linea del ministro dell’Ambiente tedesco Carsten Schneider, espressa in una conferenza del suo ministero dedicata all’impatto di industrie come chimica, farmaceutica, cosmetica e dei data center sulla disponibilità di acqua potabile e per l’irrigazione.
Il problema
Nelle acque reflue compaiono quantità crescenti di farmaci e altri inquinanti, che richiedono trattamenti costosi. Oggi il conto lo paga lo Stato, cioè i cittadini.
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Il quarto stadio
La direttiva europea sulle acque reflue urbane, in vigore dal 2025 e da recepire in Germania entro luglio del prossimo anno, introduce un quarto stadio di depurazione, oltre ai tre attuali, per eliminare i microinquinanti. L’80% del costo dovrebbe ricadere sulle aziende farmaceutiche e cosmetiche, ma in Germania manca ancora un disegno di legge che stabilisca come ripartirlo.
Le resistenze
I produttori, prevedibilmente, non vogliono pagare, e la Polonia ha fatto ricorso alla Corte di giustizia dell’Ue contro il principio che addossa i costi alle imprese. Schneider resta ottimista su una soluzione comune europea.
Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
- Ministero federale dell'Ambiente tedesco
- Commissione europea
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