Foliage, il picco dei colori non si può prevedere: ecco perché e quali dati esistono
La luce decide quando, caldo, acqua e quota decidono come. Copernicus e Carabinieri forestali misurano, ma a stagione finita
I gialli c'erano già sotto il verde, i rossi le piante li producono apposta. Nel 2023 le chiome italiane monitorate hanno perso in media il 45% delle foglie.
Il cambio di colore delle foglie non dipende dal meteo ma da un meccanismo che si ripete ogni anno. Quando le giornate scendono sotto una certa durata, la pianta smette di alimentare le foglie, scompone la clorofilla e ne recupera l’azoto. Emergono così i gialli e gli arancioni, che c’erano già ma erano coperti dal verde. I rossi, invece, sono pigmenti che alcune specie producono apposta.
Che cosa è fisso e che cosa cambia
L’unico elemento costante è la durata del giorno: a una certa latitudine il 20 ottobre ha sempre la stessa luce. Cambiano invece le temperature, che accelerano o rallentano la caduta; la disponibilità d’acqua, che decide quanto sarà bello lo spettacolo; e l’altitudine, che anticipa il colore man mano che si sale. Per questo i larici delle Alpi possono essere ancora dorati quando i faggi dell’Appennino hanno già perso metà delle foglie.
I dati che ci sono
Il servizio europeo Copernicus calcola ogni anno, con una precisione di dieci metri, quando si chiude la stagione di crescita, ma lo fa a stagione conclusa. A terra i Carabinieri per la tutela della biodiversità e dei parchi osservano le chiome in 285 aree fisse: nel 2023 hanno registrato una perdita media di foglie del 45%. Dati preziosi per capire la salute dei boschi, ma inutili per scegliere il weekend giusto.
Sintesi della redazione di Lo Scrutinio sulla base degli articoli indicati qui sotto. Per il testo completo rimandiamo alle fonti originali.
Fonti
- Copernicus
- Carabinieri per la tutela della biodiversità e dei parchi
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