CinemAmbiente compie trent’anni: il festival torinese che racconta il pianeta con il cinema
La selezione per l'edizione di giugno 2027 è cominciata: un centinaio di titoli scelti tra migliaia. Come sono cambiati i documentari ambientali
Nato da un'intuizione di Gaetano Capizzi ai tempi del dibattito sul nucleare, CinemAmbiente prepara la trentesima edizione. Per la direttrice Furxhi il cinema può spingere a cambiare abitudini.
Sono già migliaia i film e i cortometraggi arrivati per la prossima edizione di CinemAmbiente: la giuria ne sceglierà circa cento, che saranno proiettati a Torino nel giugno 2027. Per Furxhi, che sta già guardando i candidati, il cinema nasce dal bisogno di raccontare tutte le storie, di persone, animali e piante, e da una visione può nascere la voglia di cambiare, a cominciare dalle scelte di ogni giorno.
Trent’anni di festival
Il festival nacque da un’intuizione di Gaetano Capizzi, convinto che il cinema potesse spiegare i problemi ambientali e il cambiamento climatico. Erano gli anni del grande dibattito sul nucleare, al quale fu dedicata interamente la prima edizione. Da allora sono cambiati il pubblico e i finanziamenti, ma non l’urgenza di emozionare e di smuovere le coscienze.
Il documentario cambia linguaggio
Secondo Furxhi, i documentari ambientali sono molto diversi rispetto agli inizi: allora erano soprattutto reportage televisivi di denuncia, oggi le produzioni internazionali adottano i codici della finzione, con una sceneggiatura e un protagonista a cui affezionarsi. In Italia il passaggio è più lento, anche perché trovare fondi è difficilissimo: in Gran Bretagna, Stati Uniti e Francia esistono canali pubblici di sostegno che da noi mancano. Qualcosa però si muove, soprattutto nel cinema d’autore che unisce tecnica e messaggio.







